QRCode: una tecnologia innovativa per quali applicazioni?

Tempo fa avevo visto un disegno alieno sul Corriere della Sera.
Non ci ho fatto molto caso.

Poi in uno dei viaggi a Milano ne ho sentito parlare: mi hanno raccontato di questi disegni strani che contengono meta-dati.
Me ne stavo però dimenticando, fino a ieri quando ho visto uno di questi aggeggi nel blog molto interessante di un amico (di cui parleremo: a Padova stanno sviluppando un progetto molto interessante)

E allora, quasi per scherzo, ne ho pubblicato anche io uno qui.
Con la domanda maliziosa (e, ammetto, falsamente maliziosa), del tipo ”cos’è sta roba?”.
Ebbene, dai commenti di chi la conosce, sembra sia effettivamente un ottimo strumento di marketing.

qrcode

Si chiama QRCode, è una codice “formato-icona” che contiene dei dati accessibili con un lettore dedicato oppure con la funzione “lettore codice a barre” di un cellulare o palmare.

Cosa permette?
Di accedere a un messaggio codificato, che può essere:
- un numero di telefono
- un link
- un sms
- un testo

Lo trovo molto utile soprattutto offline: so che a Milano ci sono già parecchi tabelloni pubblicitari che usano questi Code per veicolare info e sito web aziendale. So che anche il settore abbigliamento sarà in prima linea. E non solo.

Spesso però vedo idee molte belle, con un gran seguito di commenti positivi, ma dopo un po’ scoppia la bolla di ottimismo quando si nota che le applicazioni non portano effettivi “utili di business“.

In questa idea sinceramente vedo qualche potenzialità ma mi chiedo..
.. quale piano di utilizzo deve essere definito da un’impresa, affinchè il QRCode produca un utile reale (economico e non?). Quali applicazioni? Quali sviluppi?
Qui lo spazio per commenti!
Ciao

“Una tecnologia al giorno”: al via la seconda rubrica del BusinessDay

Dopo il lancio della rubrica “Un’azienda al giorno”, oggi parte una presentazione quotidiana dei risultati della ricerca, dei prodotti e delle tecnologie migliori promosse dagli insediati di AREA Science Park nel 2008.

Iniziamo da..

Alpha Rial K-ras
Sistema rapido e sicuro per l’analisi mutazionale del gene k-ras, necessaria per l’ottimizzazione della scelta terapeutica nei casi di cancro del colon-retto metastatico.

Di cosa si tratta?
Analisi mutazionale dei codoni 12 e 13 dell’oncogene K-RAS tramite “allele specific qPCR” (PCR quantitativa alla specifica). Un gene è una sequenza di DNA che codifica per una proteina con una funzione specifica a livello intra o extra cellulare.
Le proprietà chimiche, fisiche e l’attività biologica di una proteina sono determinate dalla sua composizione in amminoacidi (sequenza amminoacidica), determinata a sua volta dalla sequenza di nucleotidi che formano il gene che codifica per quella proteina.
Un cambiamento nella sequenza amminoacidica di una proteina (mutazione) può alterare la sua attività biologica.
Un oncogene (es. k-ras) è un gene implicato, da solo o in associazione ad altri, nell’i nsorgenza o nella progressione di un tumore, in seguito ad alterazioni della sua sequenza, tra cui una mutazione.La proteina mutata che si viene a creare perde la sua funzione fisiologica e non ha più un ruolo di controllo nei processi cellulari in cui è coinvolta. Nel nostro test, sono ricercate eventuali mutazioni a carico di tratti specifici (codoni 12 e 13) dell’o ncogene k-ras che, se presenti, ne alterano la funzione.
Ciò è possibile attraverso una tecnica che si chiama allele specific qPCR (PCR quantitativa alla specifica). Il processo permette di ottenere un numero estremamente grande di copie del tratto di sequenza di interesse (codoni 12 e 13) attraverso l’a mplificazione (moltiplicazione) del tratto stesso, che potrà così essere studiato nel dettaglio e confrontato con l’analogo tratto di k-ras non mutato, usato come controllo.

> Vantaggi rispetto allo stato dell’arte

> Tutte le tecnologie

“Business Day: quando la tecnologia fa business”

L’appuntamento il  2 ottobre 2009 Quando la tecnologia fa business:

aperte le iscrizioni al Business Day 2009 di AREA Science Park

 

Una giornata per scoprire risultati, tecnologie e prodotti delle realtà più innovative insediate in uno dei principali Parchi scientifici europei. Un’opportunità per imprenditori, manager e venture capitalist italiani e internazionali, in cerca di nuovi sbocchi, nuove idee, nuove collaborazioni, di intessere relazioni e alleanze con aziende e centri di sviluppo tecnologico che operano sulla frontiera dell’innovazione. Tutto questo è il Business Day, la giornata in cui imprese e centri di ricerca di punta di AREA Science Park, il parco scientifico e tecnologico di Trieste, si aprono al confronto con operatori del mondo imprenditoriale e finanziario, proponendo il meglio del  proprio bagaglio di tecnologie e prodotti  per valorizzarne il potenziale di “business”.

All’appuntamento, in calendario il 2 ottobre 2009, sono invitati grandi e piccoli attori del mondo imprenditoriale italiano ed estero, per incontri one to one che favoriscano la nascita di collaborazioni tecnologiche, commerciali di ricerca e di altro tipo. Il Business day vuole creare connessioni fra ricerca e impresa, ma anche aiutare a comprendere esigenze e problematiche di un mercato in continua evoluzione, attraverso approfondimenti dedicati a imprenditori, manager e operatori del sistema dell’innovazione.

“Il mercato oggi richiede prodotti ultrasofisticati, tecnologie frutto di un lavoro sempre più legato a competenze diversificate e trasversali, ricerche sempre più costose – spiega Giuseppe Colpani, direttore generale di AREA. Per essere componente attiva di un mercato che combatte la crisi finanziaria, bisogna rispondere alla continua richiesta di cambiamento e innovazione. E questo lo si può fare anche favorendo le opportunità di business tra le aziende. Creando una rete di comunicazione e di iniziative comuni, si amplificano le opportunità e ci si attrezza per competere meglio su un mercato più ampio e complesso rispetto al passato”.

Il Business Day è alla sua seconda edizione. La prima, nel 2008, ha visto la partecipazione di 100 aziende e l’organizzazione di ben 130 incontri one to one, riscuotendo un successo misurato anche da un questionario di feedback compilato dai partecipanti, che ha rilevato il 75% di indice di gradimento. Quest’anno le aziende del parco scientifico coinvolte nel Business Day presentano uno spettro di tecnologie ancora più ampio e diversificato: farmaceutica, diagnostica, biotecnologie, informatica, telecomuinicazioni, robotica, nuovi materiali, tecnologie ambientali, elettronica.

Iscrizioni aperte fino al 14 settembre: visiona l’elenco dei partecipanti su www.businessday.it

Business Day 2009 si svolge con il supporto di Enterprise Europe Network (la rete europea di servizi alle imprese promossa dalla Direzione Generale Impresa e Industria).

Media partner: Radio24 (Gruppo Sole24Ore) e Innov’Azione – rivista dell’ecosistema dell’innovazione italiana.
In collaborazione con: Nordesteuropa.it e l’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea.

> More info sul blog ufficiale 

da Wired.it: la quarta perla di AREA

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Quarto appuntamento con le 5 perle di AREA, segnalate da Wired.it News
fra gli oltre 60 prodotti e risultati tecnologici promossi nel 2008 dal Parco Scientifico di Trieste.

4- Quando le siringhe le preparano i robot
Un sistema di preparazione delle iniezioni completamente automatizzato. Ecco una nuova frontiera nella medicina ospedaliera. Lo strumento brevettato dalla Health Robotics si chiama IV Station ed è composto da un braccio antropomorfo robotizzato e da un software che permetterà di comunicare al robot il dosaggio esatto per le preparazioni da iniettare. Con questo sistema si potranno preparare terapie iniettive in condizioni di assoluta sterilità e con un margine di errore di gran lunga inferiore a quello umano.

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da Wired.it: la terza perla di AREA

Terzo appuntamento con le 5 perle di AREA, segnalate da Wired.it News
fra gli oltre 60 prodotti e risultati tecnologici promossi nel 2008 dal Parco Scientifico di Trieste.

3- Il telefonino anti-aggressione.
Lo spray al pepe è roba superata, nel XXI secolo la difesa personale passa per il telefono cellulare. È il principio alla base di Petra, innovativo sistema sviluppato dalla Synaps Technology. Esteticamente è tale e quale a un normale cellulare (e ne ha anche le funzioni), ma in realtà è dotato di un pulsante a clip delle dimensioni di una moneta che si potrà applicare ovunque sui vestiti, a portata di mano. In caso di aggressione, premendo il pulsante Petra attiverà un trasmettitore a corto raggio che comunicherà alla centrale operativa la posizione della persona aggredita. Non solo, grazie al microfono del telefonino sarà possibile trasmettere in tempo reale i rumori della colluttazione e la voce dell’aggressore.

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da Wired.it: la seconda perla di AREA

Secondo appuntamento con le 5 perle di AREA, segnalate da Wired.it News
fra gli oltre 60 prodotti e risultati tecnologici promossi nel 2008 dal Parco Scientifico di Trieste.


2- Una scatola che permetterà ai ciechi di “vedere” gli oggetti di uso comune
Si chiamerà “Eye-Box”, ovvero Scatola-Occhio, e aiuterà persone cieche e ipovedenti a riconoscere e catalogare oggetti come farmaci, cibo in scatola, confezioni di surgelati, insomma tutto ciò che non può essere decifrato con l’ausilio del tatto. Il tutto grazie alla tecnologia RFID (identificazione a radiofrequenza). Per interfacciarsi all’ipovedente la scatola utilizzerà una tastiera braille o un sistema di acquisizione e sintesi vocale. L’azienda che sta sviluppando questa tecnologia è Proposita Sas ed è prevista un’applicazione in particolare nel mercato alimentare.

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da Wired.it: le 5 perle di AREA

da Wired News:
Il cuore pulsante dell’innovazione scientifica italiana batte a Trieste, copre una superficie di 55 ettari dell’altipiano carsico e dista 10 km dal centro-città.
Si chiama AREA Science Park ed è il primo Parco Scientifico italiano, fondato nel 1978 con l’obiettivo di fungere da collante fra la ricerca di base e le imprese operanti sul territorio.
A trent’anni dalla posa della prima pietra, AREA ha pubblicato un resoconto dei 60 traguardi portati a termine nel corso del 2008. Per voi ne abbiamo selezionati cinque fra i più interessanti.

Bell’articolo della “bibbia” della tecnologia italiana su AREA.
Anzi, come piace a me, sulle tecnologie promosse nel Parco.

Ne prenderò una al giorno, e ve la ri-presenterò riproponendo il testo da loro pubblicato.
Grazie Wired!

1 – Particelle d’oro per curare il cervello
Quando si tratta di curare malattie che interessano il cervello (ad esempio ictus, encefalite ed epilessia) bisogna sempre fare i conti con la barriera ematoencefalica. Una sorta di “muro” che protegge i delicati tessuti cerebrali dalle sostanze che circolano nel sangue, farmaci compresi. Per ovviare a questo ostacolo, gli scienziati del CBM (Cluster in BioMedicine) hanno legato molecole di creatina a nanoparticelle di oro del diametro di 15 nanometri ricoperte di albumina. Venti ore dopo aver iniettato questo preparato nella coda di un topo, si è visto che gran parte della creatina aveva raggiunto l’encefalo.

> Ulteriori informazioni (PDF)

La scoperta della materia oscura? Per ora, grazie Pamela!

Inserito originariamente da Atomino FVG

I fisici di Pamela sulle tracce della materia oscura
da “Il Piccolo”

Forse identificate nello spazio le prime tracce di materia oscura, la misteriosa “colla gravitazionale” che tiene assieme le galassie,
l`enigmatica materia invisibile fatta di particelle esotiche prevista dai cosmologi ma sfuggita finora a ogni ricerca. Potrebbe averle individuate (sia pure in modo indiretto) la piattaforma strumentale Pamela, portata in orbita il 15 giugno 2006 da un satellite scientifico russo.
La notizia è stata pubblicata giovedì scorso dalla rivista britannica “Nature” ed è rimbalzata sui media cartacei e online di mezzo
mondo.
Pamela è una collaborazione internazionale che coinvolge russi, tedeschi, svedesi e italiani dell’Istituto nazionale di fisica nucleare.
E uno degli strumenti principali dell`esperimento Pamela è nato a Trieste, in Area Science Park. Si tratta di un calorimetro elettromagnetico, progettato e realizzato dalla sezione di Trieste dell`Infn: un rivelatore in grado di misurare con estrema precisione l`energia delle particelle che lo attraversano, separando le diverse componenti dell`antimateria nei raggi cosmici
(antiprotoni e positroni, ossia elettroni positivi).
Spiega Valter Bonvicini, ricercatore Infn, responsabile dello strumento, che lavora al progetto dalla metà degli anni Novanta: «Il nostro
calorimetro elettromagnetico è costituito da 22 strati di tungsteno intervallati da 44 strati di rivelatori al silicio capaci di registrare il passaggio delle particelle dei raggi cosmici. E i segnali vengono letti da dispositivi elettronici realizzati anch`essi a Trieste». Oltre a
Bonvicini, il gruppo dell`Infn che ha realizzato il calorimetro comprende Mirko Boezio, Emiliano Mocchiutti, Gianluigi Zampa, Nicola
Zampa e Andrea Vacchi, in questi giorni a New York per presentare i risultati di Pamela.
E stata una anomala abbondanza di positroni nella radiazione cosmica ad allertare gli scienziati di Pamela. Perché, secondo le teorie attuali, questi sciami di particelle ad alta energia sarebbero il frutto dell`annichilazione delle particelle (battezzate neutralini) che compongono la materia oscura. E oggi i cosmologi ritengono che questa materia oscura rappresenti il 23 per cento della materia dell`Universo.
Un altro 72 per cento è costituito dall`altrettanto misteriosa radiazione oscura, responsabile dell`espansione del cosmo. Dunque,ciò che vediamo attorno a noi su questa Terra e nello spazio sconfinato è appena il 5 per cento di tutta la materia.
I ricercatori mettono però le mani avanti: è anche possibile che l`antimateria identificata da Pamela provenga invece da una pulsar, una stella di neutroni in rapidissima rotazione, o da altri violenti accadimenti cosmici. Lo si potrà accertare con sicurezza solo nei prossimi anni. Come diceva Amleto? «Vi sono più misteri in cielo e in terra di quanti ne sogni la tua filosofia, Orazio…»

di FABIO PAGAN

“Mamma, il pallone esce dallo schermo!”

Grande interesse attorno ad Evolving, uno dei Gruppi di Sviluppo di Innovation Factory, l’incubatore di startup di AREA Science Park.

Evolving opera nel campo della creazione di contenuti speciali adatti a schermi autostereoscopici di ultima generazione, grandi schermi particolari di 42” nei quali l’effetto “olografico” 3D viene apprezzato senza l’uso dei tradizionali occhialini.

Evolving sviluppa una tecnologia innovativa in grado di mettere in risalto, in modo unico ed estremamente accattivante, la qualità delle simulazioni per quanto riguarda il realismo di animazioni, filmati, elementi interattivi ed effetti speciali, il tutto reso più coinvolgente dall’effetto finale autostereoscopico.

Per ottenere gli effetti speciali la simulazione dei materiali è ottenuta in modo da renderli iper-realistici, i modelli matematici curati nei minimi dettagli e trattati in simulazione nel rispetto delle leggi della fisica, della luce e della forza di gravità e, nel caso di ricostruzioni ambientali, con la simulazione di effetti naturali quali pioggia, neve, vento, frane, fuoco ecc. In luoghi di grande affluenza di pubblico – quali stand fieristici, aeroporti, multi-sale cinematografiche, saloni automobilistici, banche, uffici pubblici, musei, centri commerciali, parchi a tema, ecc. – questa tecnologia consente di visualizzare in 3D, senza l’uso degli occhialini, film, didascalie, logotipi, oggetti o ambienti di ogni tipo che, animati, sonorizzati e all’occorrenza interattivi, sembrano uscire letteralmente dallo schermo fluttuando nell’aria.

Questo effetto genera dei risultati che non si fermano all’apparenza sensoriale nella sua dimensione naturale, ma esplorano nuove forme di comunicazione che abbattono le barriere dell’immaginario collettivo e catturano in maniera sorprendente l’attenzione degli spettatori con un conseguente incremento emotivo dell’evento e, nel caso di attività commerciali, un aumento potenziale delle vendite.

> More info

Farmaci personalizzati: grazie a CytoCare sempre meno rischi per i pazienti

E’ italiano il primo sistema robotizzato al mondo per la manipolazione e la preparazione automatizzata dei farmaci antitumorali utilizzati in ambito ospedaliero: CytoCare .

Negli ospedali di tutto il mondo l’allestimento di terapie con farmaci antitumorali, sempre più personalizzato al singolo paziente, si basa su processi di dosaggio manuale dei principi attivi,  grazie ad operatori che lavorano con l’uso di cappe a flusso laminare.

Un sistema collaudato, che richiede grandi competenze, professionalità e precisione, ma che inevitabilmente comporta rischi sanitari per gli addetti alla preparazione, visto il potenziale tossico dei farmaci, oltre che probabilità di errore nei dosaggi, con conseguenti pericoli per il paziente.
Un errore di dosaggio di un solo punto decimale nella preparazione di questi farmaci può, infatti, comportare un sovradosaggio di dieci volte superiore per il malato.

In questo scenario fino a qualche tempo fa obbligato, la tecnologia robotica sta portando una piccola ma significativa rivoluzione, già entrata in alcuni importanti centri di cura specializzati, europei, nordamericani ed asiatici.
All’inizio del 2006 per iniziativa di tre imprenditori con lunga esperienza nel settore delle tecnologie biomediche e dell’informatica medica, Werner Rainer, Paolo Giribona e Fabio Fioravanti, nasce l’idea di un sistema robotizzato che sovraintenda a tutte le operazioni connesse alla preparazione dei citostatici nelle farmacie ospedaliere: verifica e acquisizione dei principi attivi, pesatura, miscelazione, confezionamento di singole dosi per i pazienti.

Viene lanciato così sul mercato all’inizio del 2007 CytoCare, il primo sistema robotizzato al mondo per la manipolazione e la preparazione automatizzata dei farmaci antitumorali utilizzati in ambito ospedaliero.

Assistito e controllato da un tecnico operatore, il sistema CytoCare è in grado di preparare autonomamente le terapie con farmaci antitumorali in ambiente sterile e a circuito chiuso.

CytoCare utilizza tecnologie innovative, sia nei componenti hardware che nel software.
Il cuore del sistema è un braccio robotico antropomorfo a sei assi, che garantisce il controllo completo di tutti i movimenti necessari alla manipolazione dei citostatici.
L’automatizzazione del processo permette di ridurre i tempi di preparazione, gli sprechi di farmaco, i rischi per gli addetti alla preparazione e i rischi di errore, oltre che una razionalizzazione dei costi, anche grazie ad una maggiore efficienza nella gestione delle risorse umane.

CytoCare è un sistema robotizzato in grado di pesare i principi attivi, miscelare i componenti col suo braccio meccanico, disporli in siringhe e flaconcini, gettare via quelli usati, così che il personale di laboratorio non venga mai a contatto diretto con nessuna delle sostanze e dei materiali utilizzati.

CytoCare è un prodotto tecnologico completamente progettato e realizzato in Italia, grazie ad un’intensa attività di ricerca e sviluppo, svolta da Health Robotics in collaborazione con il Gruppo Loccioni di Angeli di Rosora (An), che ha ne curato l’industrializzazione.

Il laboratorio ricerca e sviluppo di Health Robotics è collocato in AREA Science Park e ha in dotazione un robot sul quale vengono sperimentati sviluppi e nuove applicazioni.
Attualmente il robot è già in uso presso l’Ospedale Charing Cross di Londra (UK), uno dei primi al mondo per le terapie oncologiche, l’Adventist Hospital di Penang (Malesia), il Rigshospitalet di Copenhagen (DK), gli Ospedali Riuniti di Ancona, presso l’IFO, il Campus Biomedico, l’Umberto I e il San Camillo di Roma e l’Ospedale di Bolzano. Quattro ulteriori unità sono attualmente in installazione negli Stati Uniti, presso la University of Colorado di Denver, la Baylor University di Dallas, la University of Pennsylvania di Philadelphia e il Karmanos Cancer Institute di Detroit.

Health Robotics
Health Robotics è specializzata in sistemi robotizzati per l’utilizzo in ambito sanitario. Nasce all’inizio del 2006 per iniziativa di tre imprenditori con lunga esperienza nel settore delle tecnologie biomediche e dell’informatica medica: Werner Rainer, che ricopre attualmente la carica di Amministratore Delegato, Paolo Giribona, responsabile della Ricerca & Sviluppo e Fabio Fioravanti, responsabile dell’area Information Technology.
La società si avvale dell’apporto di know how di due società appartenenti alla medesima proprietà: Biomedical Technology Consulting, con sede a Bolzano, è fra le più qualificate aziende italiane di progettazione e consulenza nel settore delle tecnologie biomediche; MEDarchiver S.r.l. realizza e distribuisce progetti e sistemi informativi integrati ad alto contenuto tecnologico in ambito biomedico.

Riferimento / Contact
Paolo Giribona
Health Robotics S.r.l.
tel. :+ 39 040 3728815
giribona@health-robotics.com
http://www.health-robotics.com

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