Wunderkammer Trieste: la suggestione del barocco accompagna la transizione di modelli e stili della scienza e dell’arte

Mercoledì 30 novembre, ore 16.30
Punto Triplo, ensemble De Labyrintho – concerto di musica antica
Centro congressi AREA Science Park,
Padriciano 99, Trieste

Per secoli l’Italia ha dominato la scena musicale Europea. Cento città, cento centri di produzione, capaci di attrarre i migliori artisti dall’estero e di esportare i migliori talenti nelle corti di tutta Europa. Wunderkammer 2011 si inserisce nei festeggiamenti dell’Unità d’Italia con un programma speciale incentrato sulla produzione musicale italiana.

AREA Science Spark ospita il concerto dei De Labyrintho: ” Punto Triplo“. Nell’Italia del tardo ’500 la straordinaria suggestione del barocco accompagna la transizione di modelli e stili della scienza e dell’arte.

Il concerto è ad ingresso libero.

Per maggiori informazioni visita il sito Wunderkammer Trieste .

Degenerazione del sistema nervoso centrale: un passo avanti nella lotta contro la malattia di Huntington

Un angelo custode per il patrimonio genetico, un pericoloso fautore di morte per i neuroni del cervello:

ecco come agisce la proteina p53 nella malattia di Huntington

 

Identificato un nuovo meccanismo alla base della tossicità esercitata sui neuroni del cervello dalla proteina mutata responsabile della malattia di Huntington, uno dei più gravi disordini ereditari che portano a degenerazione il sistema nervoso centrale. Nella tossicità della forma alterata di Huntingtin, questo il nome della proteina in questione capace di scatenare la devastante malattia, un ruolo fondamentale è giocato da una squadra di enzimi che, mobilitandosi in risposta alla sua presenza, concorrono a rendere attivo uno dei principali guardiani dell’integrità della cellula e del genoma, il fattore p53. Per p53, a volte, proteggere può significare anche condurre le cellule sulla via del suicidio e attraverso quest’ultima strada Huntingtin mutata provoca la morte dei neuroni. Grazie al traguardo raggiunto, le proteine che inducono le cellule del cervello a intraprendere questo viaggio senza ritorno potrebbero diventare il punto d’attacco per intervenire sulla malattia. La scoperta è stata realizzata da un’équipe di scienziati del Laboratorio Nazionale CIB – Area Science Park di Trieste e dell’Università degli Studi di Trieste guidata da Giannino Del Sal, in collaborazione con la Sissa di Trieste e con l’Università degli Studi del Piemonte Orientale e viene pubblicata online questa settimana dall’autorevole rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences.

Le cellule all’interno dell’organismo si trovano continuamente a fronteggiare situazioni di stress generate, per esempio, dalla perturbazione del metabolismo o dal danneggiamento del proprio patrimonio genetico. Non si tratta di eventi poi tanto rari, per questo motivo la sopravvivenza e il corretto funzionamento delle cellule all’interno di organi e tessuti dipendono fortemente da un sistema fondamentale di protezione fondato su sensori capaci di lanciare allarmi molecolari, in modo da scatenare una risposta adeguata rispetto al tipo di pericolo che incombe.

Una proteina, in particolare, ha un ruolo centrale nel sistema di sorveglianza dell’integrità della cellula e del suo patrimonio genetico: il fattore p53.Grazie all’azione di p53, in situazioni di stress, la cellula riesce a fermare le sue normali attività per dare priorità alla risoluzione dei problemi che la sovrastano, evitando così l’accumulo di danni su danni e il rischio di andare incontro a un destino tumorale. E se il quadro dovesse risultare troppo compromesso è sempre grazie a p53 che viene attuato una sorta di programma genetico d’emergenza per portare la cellula al suicidio.

Era già noto da alcuni anni che p53 ha un ruolo anche nella malattia di Huntington, un gravissimo disordine neurodegenerativo causato da un particolare tipo di mutazione nel gene che codifica per Huntingtin. una proteina la cui funzione normale è a tutt’oggi non completamente definita. Della sua controparte mutata, qualcosa si sa: è talmente tossica da causare le devastanti manifestazioni patologiche proprie della malattia, come la graduale e selettiva perdita dei neuroni di alcune regioni del cervello, con conseguente compromissione nelle persone affette delle capacità cognitive e motorie.

In questa scena, in che modo entra in gioco p53, ovvero quello che viene definito uno dei più formidabili guardiani del patrimonio genetico o anche uno dei più importanti soppressori della trasformazione tumorale?

Lo studio condotto da Giannino Del Sal, Professore ordinario di Biologia Cellulare presso la Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Trieste e Responsabile dell’Unità di Oncologia Molecolare del Laboratorio Nazionale CIB (LNCIB) – Area Science Park di Trieste, svela ora il meccanismo molecolare attraverso cui si esplica la tossicità di Huntingtin mutata attraverso p53.

 «In condizioni normali – spiega Del Sal – p53 è presente nelle cellule in una forma, potremmo dire, “dormiente” e a livelli molto bassi. Questo fattore, però, viene risvegliato e accumulato al minimo segnale di stress grazie all’azione combinata e complessa di diverse proteine: enzimi che rilevano problemi e danni e intervengono su p53 modificandolo con l’aggiunta di particolari gruppi chimici e ancora facendogli cambiare conformazione. Il tutto al fine di renderlo attivo o più attivo, a seconda dei casi, e capace di avviare l’espressione di un programma di geni attraverso il quale la cellula reagisce alla situazione che si trova a fronteggiare».

Notte dei Ricercatori 2011: in Friuli Venezia Giulia sono oltre 10 mila e venerdì a Trieste (e non solo) sarà la loro festa

23 settembre 2011, ore 10.00-23.00
La Notte dei Ricercatori 2011
P.zza Unità d’Italia – Trieste

AREA Science Park partecipa, per il terzo anno consecutivo, alla Notte dei Ricercatori com mostre, convegni e incontri!
Le attività si svolgeranno principalmente in P.zza Unità d’Italia e il focus  di quest’anno sarà l’Energia
 
C’è poco da dire, se non che aspettiamo di incontrarti venerdì!
Ecco dove e come ci puoi incontrare:

Stand AREA Science Park
P.zza Unità d’Italia, dale 10.00 alle 23.00
dedicato alla sostenibilità energetica e all’innovazione tecnologica.
Ci saranno attività ludo-didattiche per le scuole e per un pubblico generico, svolte in collaborazione con Shoreline.

foto

Mostra fotografica “La Scienza è donna”
Sala Comunale d’Arte, P.zza Unità d’Italia.
Scatti catturati tra momenti di lavoro e di vita privata, in cui curiosità, generosità, intuito, fecondità sono gli elementi di una sequenza visiva, in cui femminilità e scienza sembrano fondare sulle medesime basi la loro potenza generatrice di vita e di sapere.
Guarda le foto in concorso

Accento: Ideas & music on brain
Stand convegni P.zza Unità d’Italia, ore 11.30.
Conferenza spettacolo che alterna 7 minuti di conversazione scientifica sul cervello a 3 minuti di musica dal vivo a cura del Conservatorio Tartini di Trieste.
 
Accento: Ideas & music on energy
Stand convegni P.zza Unità d’Italia, ore 19.30.
Conferenza spettacolo che alterna 7 minuti di conversazione scientifica sull’energia a 3 minuti di musica dal vivo a cura del Conservatorio Tartini di Trieste.

Per maggiori informazioni visita il sito dell’evento  http://www.nottedeiricercatoritrieste.it

 
 

Ricerca e innovazione in Friuli Venezia Giulia: crescono quantità e qualità dei ricercatori e studenti stranieri

Oltre 10.000 i ricercatori e gli studenti stranieri che nel 2010 hanno scelto una delle istituzioni scientifiche del Friuli Venezia Giulia. Il numero dei ricercatori stranieri rappresenta addirittura il 50% di coloro che operano stabilmente presso gli enti di ricerca e le università presenti in regione. 

Presentati questa mattina nel corso di una conferenza stampa dall’assessore regionale all’istruzione, università, ricerca Roberto Molinaro e dal direttore generale di AREA Science Park,  Enzo Moi, i risultati della VI edizione de “La Mobilità della Conoscenza, indagine conoscitiva  realizzata dal Coordinamento degli Enti di Ricerca regionali (CER). I dati, riferiti al 2010, confermano e rafforzano l’attrattività del Friuli Venezia Giulia per ricercatori e studenti stranieri. Dallo studio emerge che lo scorso anno sono stati 3.453 gli studenti e 10.111 i ricercatori che hanno, per un periodo più o meno lungo, lavorato o studiato in una delle istituzioni scientifiche del territorio. In particolare, i ricercatori stranieri che operano stabilmente presso gli enti di ricerca e le università presenti in regione sono 4.123 (quasi la metà sul totale di 8.301, italiani compresi). Le provenienze abbracciano tutto il mondo, con in testa Unione Europea (900) e Africa (850) e una crescita significativa di arrivi dai Paesi Asiatici e del centro e sud America.

Per quanto riguarda l’area scientifica di afferenza, per i ricercatori in organico (italiani compresi) il settore predominante è Science, Mathematics and Computing, cui seguono il settore Health and Welfare e il settore Humanities and Arts. Parallelamente l’area di studio di maggior interesse per gli studenti iscritti (italiani compresi) è rappresentata da Social Science, Business and Law, cui seguono Humanities and Arts, Engineering, Manufacturing and Construction e il settore Health and Welfare.

L’indagine, condotta per la prima volta in collaborazione con il Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario – CNVSU, attualmente confluito nell’ANVUR, ha mappato specificamente anche i dati di mobilità riguardanti il mondo universitario. Dallo studio è emerso che nell’anno accademico 2009/10 gli studenti stranieri sono stati il 7% del totale degli iscritti, ben al di sopra della media nazionale pari al 3.3%.

Inoltre, il CER ha mappato, per il secondo anno consecutivo, anche la distribuzione di genere, misurata sul totale di studenti e ricercatori – sia italiani che stranieri – presenti nelle 28 istituzioni che hanno aderito all’indagine. Nel dettaglio, dai dati raccolti relativi a studenti e studentesse regolarmente iscritti a corsi universitari, si registra una predominanza femminile -  in particolare per i corsi di laurea di secondo livello -  con il 55,1%. Tale distribuzione varia tuttavia sensibilmente quando si analizza la situazione dei ricercatori  in organico,  con il numero delle donne che si riduce al 30,6% del totale, dato che rispecchia la situazione europea e conferma una maggiore difficoltà  di accesso alla carriera professionale in ambito scientifico.    

Le istituzioni scientifiche e accademiche che hanno partecipato all’indagine “La Mobilità della Conoscenza” sono: ICTP, CBM, Centro Ricerche Plast-Optica S.p.A., CISM, CNR IC, CNR – IOM u.o.s. DEMOCRITOS, CNR – IOM, Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Tartini”, Conservatorio Statale di Musica “Jacopo Tomadini”, Consorzio per l’AREA di ricerca scientifica e tecnologica, CRO, CSF, Fondazione Niccolò Canussio, ICGEB, INAF, INFN, ICS-UNIDO,IRCCS Burlo Garofolo, IRCCS Eugenio Medea, ISIG, OGS, KEYMEC, Science Centre Immaginario Scientifico, Sincrotrone Trieste, SISSA, TWAS, Università degli Studi di Trieste, Università degli Studi di Udine.

Nel corso della conferenza stampa, infine, sono stati illustrati i risultati conseguiti da Welcome Office FVG, lo sportello regionale per i servizi di accoglienza a studenti e ricercatori stranieri.   Nel primo semestre del 2011 il Welcome Office FVG ha soddisfatto 2.833 consulenze le cui maggiori richieste hanno riguardato le opportunità di studio e lavoro, l’alloggio, le condizioni di ingresso e soggiorno in Italia, l’assistenza sanitaria, i servizi per la famiglia e corsi di lingua e cultura italiana. Nello stesso periodo è stata costante la richiesta di consulenze da parte di istituzioni nazionali oltre che dai partner ed enti regionali, in particolar modo per le procedure di ingresso (visti, permessi di soggiorno) e l’assistenza sanitaria. Per quanto riguarda il portale Internet Welcome Office Friuli Venezia Giulia, da gennaio 2011 sono stati 16.360 gli accessi provenienti da 132 Paesi, soprattutto da Stati Uniti, Germania, Spagna, Inghilterra, Turchia, India, Ucraina, Argentina, Costa Rica.

Tumori al seno: scoperto il tratto che li rende più aggressivi

Caratterizzare meglio la malattia e predirne l’esito , offrendo la possibilità di fare previsioni sulla risposta delle pazienti ai trattamenti.

La ricerca, che sta per essere pubblicata dall’autorevole rivista scientifica Cancer Cell, è frutto del nuovo studio condotto da ricercatori del Laboratorio Nazionale CIB, insediato in AREA Science Park, e dell’Università di Trieste.

Due caratteristiche in special modo renderebbero i tumori mammari particolarmente aggressivi: la presenza nelle cellule maligne di mutazioni che trasformano il fattore p53 in un pericoloso promotore tumorale e l’espressione a livelli abnormi di una specifica proteina, l’enzima Pin1. Nelle cellule cancerose p53 mutato influenza in maniera drammatica la progressione tumorale e si sapeva. Ora, però, una nuova e determinante tessera è stata aggiunta al complesso mosaico del carcinoma mammario: p53 mutato e Pin1, insieme in un’accoppiata micidiale, sovvertono le funzioni cellulari.

Al tratto molecolare dato dalla combinazione di questi due elementi risulta associato un vero e proprio dirottamento del programma genetico attivo all’interno delle cellule, che porta all’espressione di un gruppo specifico di geni in grado di promuovere l’acquisizione da parte delle cellule tumorali di caratteristiche aggressive e della capacità di migrare e invadere altri tessuti. Doti essenziali, queste, affinché una cellula cancerosa possa intraprendere il viaggio che all’interno del corpo la porterà con le metastasi a corrompere organi diversi da quello di partenza.

Tumori al seno: scoperto il tratto che li rende più aggressivi

La scoperta, frutto di uno studio condotto dal team internazionale di ricerca guidato da Giannino Del Sal, Professore ordinario di Biologia Cellulare presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Trieste e Responsabile dell’Unità di Oncologia Molecolare del Laboratorio Nazionale CIB presso AREA Science Park di Trieste, ha una rilevanza clinica particolarmente significativa. Nei tumori mammari, infatti, la presenza di livelli eccessivi di Pin1 combinati con quella di mutazioni nel gene per il fattore p53 correla con l’esito infausto della malattia, in base a quanto emerge dall’analisi effettuata dagli studiosi su oltre 200 casi di carcinoma mammario.

L’obiettivo: prognosi più efficienti per nuove terapie specifiche

«Un aspetto critico al momento della classificazione della malattia – afferma Del Sal – è l’identificazione attraverso biomarcatori specifici dei casi a elevato rischio di ricorrenza e la capacità di predire la risposta delle pazienti alle terapie, requisito fondamentale questo per poter migliorare le strategie di cura e per guidare le scelte terapeutiche. Il nostro lavoro fornisce un contributo proprio in questo ambito». E spiega il ricercatore: «Le mutazioni nel gene che codifica per la proteina p53 sono alterazioni che ricorrono di frequente nelle donne colpite da un tumore al seno. La maggior parte di queste non ha come esito la distruzione della proteina, ma la sua conversione in un potente promotore tumorale. Per caratterizzare la malattia spesso si ricorre al test che permette di rilevare questo tipo di aberrazioni.

Quello che però emerge chiaramente dai nostri studi è che per avere un quadro dettagliato sull’aggressività del tumore e sull’andamento della malattia sarebbe importante associare a questa indagine l’analisi dei livelli di espressione della proteina Pin1. Un metodo di prognosi di questo tipo, basato cioè sulla rilevazione dello stato mutazionale di p53 e della quantità di Pin1 presente nelle cellule tumorali, permetterebbe di discriminare meglio, tra i diversi casi di carcinoma mammario, quelli con una minore probabilità di sopravvivenza e quelli che rispondono in maniera inefficace agli interventi terapeutici, in particolare a un certo tipo di chemioterapia adiuvante. Capire quali pazienti mostrano queste caratteristiche e perché è fondamentale per poter progettare nuove strategie di attacco al tumore».

Non solo attraverso p53 mutato e Pin1, aggiunge Del Sal, si otterrebbero informazioni importanti sulla malattia, ma anche dalla valutazione dell’espressione dei geni che costituiscono la firma molecolare associata all’azione di queste due proteine. Da tutto il programma genetico che grazie a p53 mutato e Pin1 viene messo in atto nelle cellule cancerose, è possibile estrapolare un gruppo di 10 geni che, se utilizzati come indicatori, svelano aspetti importanti dell’evoluzione tumorale. La loro espressione, infatti, è risultata correlare con l’esito clinico della malattia: utilizzando una banca dati costituita da oltre 800 casi di tumore al seno, i ricercatori hanno trovato che nelle pazienti che esprimevano questi geni a livelli superiori rispetto al valore medio, l’intervallo di tempo tra la diagnosi del tumore primario e quella di metastasi in altri distretti corporei era più breve e la sopravvivenza ridotta.

Il tumore alla mammella, per il sesso femminile, rappresenta non solo la forma di cancro più frequentemente diagnosticata ma anche la principale causa di morte per malattia tumorale. Si stima che nel mondo ogni anno le donne alle quali viene diagnosticato superino il milione.

Negli anni i progressi realizzati nel campo della diagnosi, i programmi di prevenzione e lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche hanno portato a un’importante riduzione della mortalità. Tuttavia, ogni anno ancora troppe donne muoiono per la malattia. Una forte eterogeneità caratterizza questa come altre forme tumorali e non riguarda solo i diversi tipi di cellule che compongono il tessuto della mammella ma anche, per esempio, la risposta differenziale delle pazienti ai trattamenti terapeutici. Alla complessità di questo tumore non si associa una completa conoscenza della sua biologia e gli strumenti attualmente disponibili nella pratica clinica, seppur validi, non colgono interamente questa eterogeneità e non sempre permettono di effettuare prognosi accurate e di determinare la probabilità di successo delle terapie, elementi essenziali per decidere la soluzione terapeutica da adottare e, dove necessario, per promuovere lo sviluppo di nuove strategie di intervento.

La scoperta effettuata da Del Sal e collaboratori, in tal senso, rappresenta un importante progresso nella comprensione della complessità che caratterizza il carcinoma mammario e fornisce al tempo stesso potenziali nuovi strumenti per condurre analisi prognostiche altamente efficienti e bersagli per lo sviluppo di terapie innovative e specifiche. «Inoltre – conclude Del Sal – la sua valenza non si ferma solo ai tumori al seno. I tumori che presentano lo stesso tipo di mutazioni nel gene per il fattore p53, infatti, potrebbero rivelare aspetti simili a quelli riscontrati nei carcinomi mammari. In questo caso le implicazioni cliniche della scoperta potrebbero essere maggiori e anche in altri tumori l’asse molecolare Pin1/p53 mutato potrebbe risultare associato all’andamento della malattia e fornire interessanti bersagli terapeutici».

Questo studio è stato condotto grazie in particolare ai finanziamenti dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), della Regione Friuli Venezia Giulia e della Comunità Europea.

p53 e Pin1, insieme nel bene e nel male

Che la proteina p53, una volta mutata, da formidabile guardiano dell’integrità genetica cellulare si trasformasse in un pericolosissimo catalizzatore della trasformazione maligna e del processo che porta alla formazione di metastasi è cosa risaputa da tempo. Quello che invece non si conosceva fino a oggi era che, a parte le alterazione grazie alle quali il fattore p53 mutato assume una nuova e inquietante identità, questo signor Hyde molecolare avesse bisogno di una sorta di complice per esprimere a pieno le proprie potenzialità di promotore tumorale all’interno delle dinamiche cellulari. Ancor meno noto, poi, era il fatto che proprio la proteina Pin1, l’alleata grazie alla quale p53 normale riesce a svolgere il suo importante compito di soppressore tumorale, fosse il partner ideale per il pericoloso p53 mutato. Pin1, come Giano bifronte volta da un lato verso il vitale soppressore della trasformazione maligna e dall’altro verso il potente promotore tumorale, è un enzima che in risposta a segnali specifici causa un cambiamento nella conformazione delle proteine con cui interagisce comportandone la fine modulazione delle funzioni.

Quello che il lavoro di ricerca guidato da Giannino Del Sal e pubblicato dalla rivista Cancer Cell, ora mette in luce è una relazione quasi indissolubile tra Pin1 e p53, sia esso normale o mutato, senza la quale il fattore, nel bene della cellula normale o nel male della cellula tumorale, non riesce a esplicare pienamente le sue funzioni. Attraverso una varietà di approcci, infatti, gli autori dello studio hanno dimostrato la dipendenza di p53 mutato da Pin1 nell’esercizio delle sue funzioni: in sua assenza è come se p53 mutato fosse menomato. Insieme le due proteine danno il via a un programma genetico decisivo per l’aggressività tumorale e determinante da un punto di vista clinico.

Dettagli editoriali

Pubblicazione: Cancer Cell del 12 Luglio 2011

Titolo originale dell’articolo: A Pin1/Mutant p53 axis promotes aggressiveness in breast

cancer.

Autori: J. E. Girardini, M. Napoli, S. Piazza, A. Rustighi, C. Marotta, E. Radaeli, V. Capaci, L.

Jordan, P. Quinlan, A. Thompson, M. Mano, A. Rosato, T. Crook, E. Scanziani, A. R. Means,

G. Lozano, C. Schneider, G. Del Sal.

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Questo studio è stato condotto grazie ai finanziamenti dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), della Regione Friuli Venezia Giulia e della Comunità Europea. Ulteriori informazioni le trovate nell’allegato.

La rivoluzione della mina di una matita (e le altre 18 nuove idee della Scienza)

La mina di una matita cambierà il futuro dell’industria elettronica.

O, meglio, la scoperta che Andre Geim ha fatto nel 2004 analizzando la grafite della matita lasciata su un foglio. Geim ha scoperto che sul foglio era rimasto uno strato monoatomico (quindi dello spessore di un solo atomo) di atomi di carbonio legato tra loro esagonalmente.

I test seguenti hanno dimostrato che questo grafene ha proprietà straordinarie: è dieci volte più forte dell’acciaio e, usato come conduttore, perde per strada molta meno energia di un chip medio usato dai computer attuali.

Quando ne verrà affinata la produzione, verrà usato per costruire transistor che consumano poca energia.

Come se non bastasse, il grafene è anche trasparente alla luce, il che rende ideale il suo uso nelle fibre ottiche e nei sistemi a cui sono collegate. I ricercatori stanno già lavorando su telecomunicazioni, televisori e pannelli solari basati sul grafene.

> Leggi il post originale con le altre idee

“Un polo della scienza per il Nordest”: al via Festival della Città Impresa

 ALL`EDIZIONE Di QUEST`ANNO ANCHE JACQUES ATTALI E ALESSANDRO PROFUMO

Quest`anno anche Trieste sarà protagonista del Festival delle Città impresa.
Nato nel 2008 e giunto alla sua terza edizione, il calendario 2010 si svilupperà su quattro giornate, da mercoledì 21 a domenica 25 aprile, e, come è ormai tradizione, coinvolgerà diverse città del Triveneto.

Il Festival ragionerà intorno allo slogan “La cultura ci fa ricchi“, e al centro avrà la proposta, lanciata dai promotori (NordestEuropa.it e Corriere della Sera) di candidare a capitale europea della cultura per il 2019 il Nordest, con lo slogan “un territorio per capitale”.

Al Festival ci saranno personaggi come Jaques Attali, uno dei padri della nuova Europa allargata, Chris Anderson, direttore di Wired USA, una delle testate più sensibili ai temi dell`innovazione come fattore competitivo e distintivo, Michael Spence, Nobel per l`economia 2001, Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, Alessandro Profumo, ad di Unicredit, a Marco Muller direttore del Festival del Cinema di Venezia.

E poi ancora il giornalista e scrittore Federico Rampini, il presidente della Triennale di Milano Davide Rampello, l`imprenditore Brunello Cucinelli, il regista Carlo Mazzacurati, Michelangelo Pistoletto e molti altri.

Il 22 aprile, come anticipato, il Festival d`Impresa (che si tiene in varie città di Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia) accenderà i riflettori su Trieste: nel corso di un incontro che vede Il Piccolo quale copromotore si discuterà sul ruolo della città quale polo delle ricerca e dello sviluppo per il Nordest. Consistente il parterre degli ospiti. §
I lavori saranno aperti da Roberto Siagri, presidente di Eurotech, l`azienda carnica leader nel settore dell`alta tecnologia, in particolare di quella legata alla miniaturizzazione di componentistica per calcolatori informatici. In seconda battuta, si confronteranno sulle potenzialità e sui limiti del “modello Trieste” Francisco Baralle, direttore generale dell`ICGEB (il centro internazionale per l`ingegneria genetica e le biotecnologie), Giancarlo Michellone, presidente di AREA Science Park, Cristina Pedicchio, direttore del Centro di biomedicina molecolare (CBM) e Antonio Paoletti, presidente della Camera di commercio.
Quindi, prenderà la parola Jacques Perrin, direttore della Business school del parco tecnologico Sophia Antipolis, situato tra le città di Nizza e Cannes, in Costa Azzurra. Infine, sarà la volta del presidente della Regione, Renzo Tondo. Quello del capoluogo giuliano non è però l`unico evento della kermesse ospitato in regione.

Nella stessa giornata, infatti, anche a Villa Manin si scriverà una pagina dell`edizione 2010 del Festival delle città impresa. Il tema di questo incontro sarà dedicato specificamente agli imprenditori del’arte e del turismo e a quale può essere il loro “peso” per lo sviluppo del Nordest. Tra gli ospiti annunciati figurano Marco Goldin, direttore di Lineadombra, Andrea Brunello, direttore di Artematica, Philip Rylands, della Fondazione Peggy Guggenheim, Federico Bano, della Fondazione Palazzo Zabarella e Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio 3.

L`incontro è organizzato con il supporto delle sezioni Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia dell`Associazione donne imprenditrici e dirigenti d`azienda.

Articolo di Nicola Comelli – tratto da “Il Piccolo”

Percezioni sensoriali: uno studio della SISSA ribalta 20 anni di ricerche sulla trasmissione dei segnali

Nelle percezioni sensoriali a essere coinvolto è anche il nucleo delle nostre cellule

Si chiamano Paolo Codega e  Diana Bedolla  i giovani autori dello studio della Sissa coordinato da Vincent Torre.
Di seguito riportiamo l’articolo uscito oggi sul quotidiano ”Il Piccolo” .

“Un uomo vede una bella donna. Un bambino mangia un gelato. Un anziano si spaventa per un rumore improvviso. Sono eventi sensoriali che hanno in comune un processo biologico ben preciso e regolato: la trasduzione dello
stimolo, che da sonoro, visivo o gustativo si trasforma in impulso elettrico destinato al cervello.
Ogni stimolo che ci colpisce, infatti, funge da innesco per reazioni a catena che terminano con la produzione
di una piccola corrente elettrica, la quale arriva in parti specifiche del cervello a segnalare che qualcosa sta accadendo.
Stimolo, trasduzione del segnale e, poi, risposta adattativa dell`organismo sono rapidissimi, svolgendosi in meno di
un secondo, e di solito riguardano – o così almeno si credeva – la membrana della cellula e il suo
citoplasma, cioè il “corpo” cellulare che racchiude il nucleo.
Uno studio della Sissa di Trieste (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) effettuato in collaborazione con
l`Università di Pisa e l`Università di Cambridge (UK) ha rovesciato questa credenza condivisa dalla comunità scientifica, ponendo le basi per un cambiamento di paradigma scientifico.

Studiando la trasduzione dei segnali luminosi il team guidato da Vincent Torre, neurobiologo della Sissa, ha infatti scoperto che l`intero processo non interessa solo le parti più esterne della cellula fotorecettore ma coinvolge
anche il nucleo.

Leggi tutto l’articolo 
    
    tratto da “Il Piccolo” – a cura di CRISTINA SERRA

Oggi su RAI International: AREA Science Park e Trieste città della Scienza

A Italia Focus Scienza (Rai International) AREA Science Park
e la Trieste della scienza e della tecnologia

In onda: lunedì 30 novembre 2009
                  (ore 13:30 – Sky Canale 804)
Su web:  da martedì 1 dicembre 2009
                  su www.international.rai.it

Rai International dedica a Trieste la prossima puntata di Italia Focus Scienza.

Giorgio Pacifici intervista Francesco Russo, vicepresidente di AREA Science Park, che con 2400 dipendenti fra scienziati, ricercatori e tecnici è tra i principali parchi tecnologici d’Europa.

Le telecamere di Rai International hanno ripreso il Centro Internazionale di Genetica e Biotecnologia, che conta sedi anche a Nuova Delhi in India e a Cape Town in Sudafrica, con l’obiettivo di sperimentare nuovi farmaci, come il vaccino antilinfoma a DNA, attualmente in studio.

Un altro servizio parla del “Sincrotrone” triestino, le cui applicazioni spaziano dalla fisica dei materiali, al campo medico alla salvaguardia delle opere d’arte.

Fra gli altri servizi della trasmissione, una tecnologia sperimentata dalla Nasa che permette di coltivare prodotti agricoli in qualsiasi circostanza e una ricerca britannica sugli effetti dello stress materno sul nascituro, prima della sua venuta al mondo.

Italia Focus Scienza, lunedì 30 novembre 2009, ore 13.30 sulle frequenze Sky canale 804.

Science for Peace: intervista a Carlo Bernardini

Ricevo via mail e pubblico volentieri il link al blog “avoicomunicare“, uno spazio di dialogo e confronto aperto da Telecom Italia dove si alternano molti ospiti prestigiosi a parlare con i navigatori italiani di ambiente, sviluppo sostenibile, pace e integrazione tra i popoli.

In questo mese stanno approfondendo i temi alla base di Science for Peace, il movimento promosso dal prof. Umberto Veronesi che vuole diffondere una maggiore cultura della pace.
Credo sia importante sensibilizzare il mondo scientifico al fine di attirare l’attenzione su temi delicati come il progressivo disarmo a favore di un maggiore investimento nella ricerca scientifica.

> Guarda l’intervista a Carlo Bernardini, fisico e divulgatore scientifico

Carlo Bernardini è nato a Lecce nel 1930 e si è laureato in Fisica presso L’Università di Roma nel 1952. Oggi fisico di grande fama, nel corso degli anni ha partecipato alla realizzazione del primo anello di accumulazione per elettroni e positroni (ADA), ideato dal prof. Bruno Touschek, ha effettuato esperimenti sul sincrotone nei Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN. Ha insegnato Fisica generale presso l’Università di Napoli, ed è stato Preside di Facoltà e membro della giunta esecutiva dell’INFN.
Si è occupato di vari campi di ricerca nella fisica teorica e ha scritto testi per le scuole e l’università. In seguito alla sua esperienza politica negli anni ‘70, ha iniziato un’attività di “opinionista”, intervenendo sui giornali in merito a temi sociali e scientifici. Ha appoggiato diverse campagne d’informazione, fra cui quella per il disarmo atomico, fondando insieme ad altri fisici italiani l’Unione Scienziati Per Il Disarmo.
Dagli anni ‘80 ricopre la carica di direttore della rivista scientifica e di divulgazione Sapere.

Distretto culturale come volano per la città di Trieste

ESPERIENZE INTERNAZIONALI A CONFRONTO: CONVEGNO PROMOSSO DALLA PROVINCIA

La creatività, le arti, il cinema, la letteratura, il teatro sono portatori di valore aggiunto e ampliando il loro raggio d`azione diventano un volano per l`economia.

Ma come coniugare ad esempio cultura, scienza, innovazione e sviluppo del territorio?

Di questo si è discusso al convegno organizzato dalla Provincia “Il Distretto culturale evoluto: esperienze internazionali e nazionali a confronto” che si è concluso ieri nel teatrino del Parco di San Giovanni.

Nell`incontro sono state analizzate le diverse esperienze nazionali e internazionali in un confronto tra rappresentanti del mondo della cultura, della scienza e dell`impresa. Nella tavola rotonda a cura della Casa dei Teatri, Massimo Gabellone coordinatore del festival “Nei suoni dei luoghi” e Alberto Bevilacqua presidente del Css di Udine si sono confrontati sulle esperienze della cultura come contaminazione dei luoghi e il ruolo dell`impresa culturale come fonte di valore aggiunto.

Roberto Perpignani, docente coordinatore del corso di montaggio del Centro sperimentale di cinematografia e Paolo Vidati direttore del Fondo regionale per l`audiovisivo del Fvg, nella sezione curata dalla Casa del Contemporaneo e Casa del Cinema, hanno individuato nella formazione la via per lo sviluppo delle nuove frontiere del linguaggio audiovisivo.
La tavola rotonda organizzata dalla Casa della Letteratura ha messo a fuoco il ruolo della letteratura nei progetti di valorizzazione del territorio. Il dibattito si è concentrato su due esperienze, quella della Fondazione Ipolito Nievo con la creazione dei parchi letterari per la promozione del patrimonio culturale italiano, illustrata dal segretario generale Mariarosa Terzi Santiloni, e quella della Casa della traduzione di Budapest raccontata dal fondatore Peter Racz.

A chiudere il convegno la sessione dedicata a “Paesaggio ed economia per lo sviluppo del territorio”. Sono stati introdotti dal vicepresidente della Provincia Walter Godina i progetti di sviluppo del territorio promossi dall`ente, mentre l`architetto Adreas Kipar ha spiegato il valore del paesaggio negli interventi di sviluppo del territorio in riferimento anche alla città di Trieste.

A questo proposito la Provincia si prepara a presentare un progetto da finanziarsi con fondi comunitari per realizzare un Distretto culturale evoluto negli spazi dismessi del Parco di San Giovanni. A fare da partner nel progetto non solo i “condomini” del Parco, Università, Azienda per i servizi sanitari e Comune, ma anche AREA Science Park, la Regione, Assindustria, le Regioni Emilia Romagna e Veneto, la Repubblica di Slovenia e le associazioni che si sono riunite nelle sei case dell`arte, delle donne, dei teatri, del contemporaneo, del cinema e della letteratura.

Infine c`è stata un`occasione di confronto con il mondo della ricerca, dell`innovazione e dell`imprenditorialità.
Gli interventi hanno sottolineato l`importanza che la città di Trieste acquisterebbe in un`ottica di rete tra azioni culturali che possono incidere positivamente sul territorio e ruolo delle imprese e degli istituti di ricerca come attori privilegiati per lo sviluppo.

Il dibattito moderato dal direttore del Piccolo Paolo Possamai ha visto la partecipazione di Francesco Russo, vicepresidente dell`Area, di Michela Cattaruzza presidente del Gruppo giovani industriali di Assindustria e Silvia Oliva, segretario alla ricerca della Fondazione NordEst. 

Articolo tratto da “Il Piccolo” di giovedì 8 ottobre

Il buio è una luce nera (Scienza & Scuola)

Cos’è il buio?” chiede l’insegnante.
“Il buio è una luce nera”

è la suggestiva risposta di un alunno delle elementari, nel corso del Laboratorio “Eureka” per la Didattica delle scienze.

Molte altre risposte dei bambini – e soprattutto molte domande – sono altrettanto poetiche e acute, nel loro nascere spontaneamente quando argomenti come la luce, la visione, il colore vengono affrontati da allievi e
insegnanti in uno scambio produttivo e stimolante.

Questo libro sulla didattica della fisica è la testimonianza concreta del lavoro svolto in alcune scuole di Trieste e di Ronchi dei Legionari,
in collaborazione con il CIRD (Centro interdipartimentale per la ricerca didattica) dell’Università di Trieste.

La prima parte del volume propone vari materiali sul tema dell’ottica: schede preparate con gli insegnanti, pratiche
descrizioni degli esperimenti, riflessioni su concetti-chiave come luce e buio, ombre, specchi, misurazione del tempo, materia, colori.
Nella seconda parte si racconta ciò che è realmente avvenuto in classe, dimostrando come i materiali contenuti
nella prima parte abbiano sì indirizzato la programmazione didattica, ma senza condizionare troppo rigidamente le diverse azioni, modulate invece in base alle sollecitazioni provenienti dagli alunni.

Sono stati poi gli stessi allievi a presentare alla Fiera della scienza dei ragazzi quanto appreso nel corso degli
esperimenti.
Un’utile appendice del libro contiene alcune dimostrazioni interattive sull’acustica e indica come realizzare un “laboratorio povero” sui suoni e i rumori.
Oltre a offrire una quantità di materiali didattici e di argomenti da approfondire in classe, il libro è una testimonianza partecipe del desiderio di capire dei bambini, nel loro tentativo di spiegare e spiegarsi quanto accade
intorno a loro.

A cura di Francesca Tosoni

Da AREA Magazine n°40 > http://www.area.trieste.it/areamagazine

Suoni e profumi della Scienza

 

 

Terminata la prima giornata di “Arte & Scienza” in AREA Science Park.
Le prime sensazioni qui, scritte sulla sabbia.
Poi arriveranno le parole ufficiali.

Preferisco sempre accompagnare l’ufficialità con l’emozione personale.
Soprattutto quando si parla di Arte.

Parole e applausi: i vincitori del Premio. Il nome forse un po’ ermetico “3L 3T” esplode in aula il suo significato: “3L 3T” sei “tu”. Siamo “noi”.

“3L 3T” significa che in qualche modo, a qualche livello (L), i prodotti premiati saranno quelli che in sostanza aiuteranno la società (Territorio, Trieste, Tu) a vivere meglio.

Le chiamano “ricadute sul territorio”. Io le chiamo “invenzioni”, come ai vecchi tempi. Come quel “Archimede Pitagorico” che nei fumetti , magari con fatica, magari per sbaglio, si inventa qualcosa di utile per il Paperino di turno.

Qui ci sono 2.200 ricercatrici e ricercatori: io li chiamo 2.200 donne o uomini. Ogni giorno prendono l’autobus o la macchina, salgono su uno dei punti più alti dell’altopiano e lavorano per ore con passione.
Con quella passione che vive solo in chi ricerca qualcosa: la “ricerca di qualcosa” è poesia, creatività, arte in senso più assoluto.

Ah si, l’Arte..
oggi è stata la vera protagonista.
Piena di autorevolezza, forza, ardore. Con il massimo della leggerezza.

Arte > l’invisibile leggerezza dell’essere.
Hai presente le dive? Non hanno bisogno di gridare per essere ascoltate.
Ne di essere davanti agli occhi, per essere in primo piano.

Per un attimo prima del convegno ci siamo chiesti se organizzare una “passeggiata ufficiale” in mezzo alle statue del Parco.
No!
Sarebbe stato da folli. Non si trattava di una mostra d’arte, ma di un’esposizione di “arte e scienza”.

L’Esposizione era nel Parco. Anzi, l’Esposizione era il Parco.
L’Arte quindi era la Scienza.

Il silenzio delle statue regalava un profumo di umanità antica agli spiriti della scienza.
Anzi, “Messaggeri della Scienza“: il loro messaggio sembra uscire dalla roccia con cui sono fatte: “quello che si costruisce in questi laboratori” – dicono– “prima o poi entrerà nella tua casa o nella tua vita, per farti vivere meglio”.

Suoni e profumi, dicevamo.
Applausi per la Scienza, silenzio per l’Arte.

Non c’è bisogno di guardare in alto per sapere dov’è il cielo.

Arte & Scienza, nemici e amici

Oggi una mia collega era impegnata con le riprese per il nuovo video istituzionale di AREA Science Park.
E’ andata dentro ai laboratori, per filmare i ricercatori al lavoro.
Ma anche per scoprirne vizi, virtù, passioni.

E ancora di più è emerso incantevole il legame fra Arte e Scienza.
Antichi (falsi) nemici, per chi nella sua ingenuità contrapponeva creatività e rigore.

Ebbene.. quanti scienziati oggi hanno espresso la loro passione per qualche forma d’arte?
Tutti, o quasi.

Chi canta, chi dipinge, chi sa tutto sulla scultura medioevale, chi spende ogni mese centinaia di euro per spartiti di violino..

Perché, al di là di tutte le parole che possono venir usate, la scienza è arte.
Perché la Passione la domina.

E l’Arte è scienza.
Perché il Rigore della creatività la eleva.

Lunedì sarà una bella giornata di Arte & Scienza a Trieste.
Io ci sarò: http://www.area.trieste.it/artescienza

Arte e Scienza in AREA Science Park? Anche Leonardo avrebbe approvato!

Perchè?

Perchè per un genio come Leonardo, scienziato ed artista, o, se si preferisce, scienziato-artista, sarebbe sembrata una cosa normale, scontata.

Celebrare il matrimonio fra Arte e Scienza.

Tuttavia nel parcellizzato mondo moderno, dove le specializzazioni rischiano di allontanarci sempre più da una visione d’insieme della realtà e della natura umana, accomunare scienza e arte, cultura umanistica e metodo scientifico, può sembrare a qualcuno un accostamento improbabile o comunque di non facile attuazione nella realtà.

AREA Science Park, dove ricerca e sviluppo tecnologico sono lavoro quotidiano, intende invece nelle prossime settimane proporre, a partire da alcuni appuntamenti in programma, uno stretto connubio tra scienza e arte, con esposizioni a cielo aperto, indoor e performance di artisti e musicisti ad accompagnare importanti appuntamenti in calendario.

Si comincia il 16 marzo con la cerimonia di consegna dei Premio Innovazione 3L 3T, dedicato agli sviluppi tecnologici e di prodotto realizzati nel 2008 da imprese e laboratori del parco scientifico.

> Iscriviti online all’evento

Nell’occasione si potrà ammirare nei viali del Campus di Padriciano l’originale esposizione temporanea di scultura “I messaggeri della Scienza”. Si tratta di 13 imponenti opere in marmo di Carrara e in granito dello scultore Giovanni Borgarello, artista cinquantenne di Torino con al suo attivo opere acquistate in tutto il mondo.

“Arte e scienza hanno molto in comune – spiega l’artista – a cominciare dalla creatività che deve liberarsi dalla cultura e dai vincoli correnti, cercare nuovi percorsi, sbagliare e correggersi, volere la perfezione con la consapevolezza che è un miraggio. Soprattutto, arte e scienza devono essere uno stimolo per idee nuove.

Ma non possono fermarsi alle idee: devono produrre opere concrete che altri possano giudicare, interpretare e superare con risultati migliori. Insomma l’arte come la scienza, per me, è duro lavoro, ma anche soddisfazione condita da un po’ di ironia.”

Infatti, quasi a sottolineare le ultime parole, Borgarello completerà l’esposizione esterna con una seconda “indoor” dal titolo “I lunghi spiritelli dell’innovazione“, allestita nel nuovo complesso direzionale e centro congressi di AREA Science Park da inaugurare il 3 aprile, in concomitanza con l’apertura di un importante convegno internazionale.

Si tratta di una quarantina di opere stilizzate in legno che accompagneranno, quasi come un doppio in chiave artistica, i prodotti e le tecnologie più significativi realizzati nel parco scientifico dalla sua nascita, che verranno esposti nella Mostra dei 30 anni di AREA nell’edificio appena completato.

Sempre in occasione dell’inaugurazione del nuovo complesso direzionale, sarà scoperto un monumento che ricorderà la ricorrenza del trentennale del parco scientifico, realizzato da artisti e artigiani del Friuli Venezia Giulia.

Infine, il 6 giugno, durante l’Open day 2009, la giornata in cui i laboratori di AREA si apriranno al pubblico, le visite saranno accompagnate da performance di musicisti e artisti a sottolineare come arte e scienza vadano a braccetto, quali espressioni elevate della creatività umana.

Dedicato alle donne: Scienza è donna con la rubrica “Troppo belle per il Nobel”


Elsa Fabbretti
> Inserito da Atomino FVG

Sono molte, anche in AREA Science Park, le donne ricercatore.
Da qualche numero dell’AREA Magazine, a loro è dedicata una “rubrica conversata”, interviste tra professionale e privato sotto il titolo di “Troppo belle per il Nobel”,  preso in prestito dal recente libro di Nicolas Witkowski, fisico, autore di numerose opere e articoli sulla storia della scienza, pubblicato in Italia da Bollati Boringhieri.

Elsa Fabbretti si è laureata nel 1993 in Scienze Biologiche e dal 2001 svolge la sua attività di ricerca sperimentale alla Scuola Superiore di Studi Avanzati (SISSA) nel settore Neurobiologia.
Dal 2004 coordina un progetto di ricerca sulla biologia cellulare dei neuroni sensoriali.
Questi progetti, finanziati dalla Fondazione Telethon, si svolgono nei laboratori del prof. Andrea Nistri e coinvolgono un nutrito gruppo di studentesse di dottorato e universitarie: Marianna D’Arco, Manuela Simonetti, Asha Nair, Alessia Franceschini, Mayya Sundukova e Nicol Birsa.

Raccontaci i progetti più significativi ai quali stai lavorando.
Studio la neurobiologia dei neuroni sensoriali che innervano la testa, in condizioni che mimano quello che succede in casi di dolore cronico e infiammatorio, quale quello emicranico. In particolare, in questi ultimi anni, abbiamo studiato un recettore del dolore chiamato P2X3, capace di per sè, quando attivato, di dare un segnale doloroso. Abbiamo studiato infatti, usando un modello sperimentale in vitro, i meccanismi molecolari che determinano la variazione dell’attività di questo recettore, il cambio della sua sensibilità e della soglia di attivazione, la sua modulazione da parte di molecole del signaling neuronale e da parte di mediatori del dolore rilasciati, caratteristici di particolari condizioni fisiopatologiche dolorose, per esempio nell’emicrania. Pensiamo che questi studi possano essere un punto di partenza per procedere nello studio dei meccanismi molecolari che intervengono nel dolore (cronico e infiammatorio), per sviluppare in futuro nuove strategie di trattamento, definire trattamenti preventivi e mettere a punto nuovi farmaci che agiscono direttamente a livello molecolare.

Che rapporto hai con il tuo lavoro?
Il lavoro nella ricerca mi soddisfa e mi appassiona e credo sia fondamentale nella mia vita. Nonostante la fatica per conciliare vita professionale e personale, lavorare in questo campo mi permette di fare mille cose interessanti e comunicare a studenti e ricercatori più giovani la passione per questo lavoro. Il lavoro nella ricerca mi da la sensazione di permettermi di spingermi oltre, di lasciare andare l’intuito e oltrepassare i limiti del possibile, per capire il reale. Per questo motivo, sono assolutamente convinta del fatto che non esistano progetti, ricerche o approcci sperimentali o teorici più importanti di altri: la scienza è interessante per definizione. Questo pensiero credo che sia il cardine per una ricerca multidisciplinare e moderna, rivolta a soddisfare richieste sempre crescenti da molti campi. La carenza di fondi destinati alla ricerca non aiuta, tuttavia, a vivere la scienza in questi termini.

Cosa vuol dire per Elsa Fabbretti essere ricercatore ed essere donna?
La ricerca è un lavoro alla fine molto impegnativo, che non permette indulgenze e richiede una concentrazione continua, a tempo pieno. In campo scientifico tutto il lavoro si basa sulla passione ideale per la ricerca, spesso senza un compenso economico adeguato allo sforzo. Per questi motivi non è facile. Inoltre, in quanto donna, convivo obbligatoriamente con una serie di emozioni che riguardano la sfera sociale, familiare e lavorativa che sono proprie del nostro genere e che, a volte, si esprimono con difficoltà in un mondo ‘maschile’.

Il tuo essere donna e mamma ti ha creato difficoltà nel lavoro?
Fortunatamente, a parte ciò che ho appena detto, non ho troppe difficoltà lavorative solo perché sono donna. Tuttavia, la complessità del lavoro di ricerca richiede di impostare la gestione della propria vita personale e familiare in termini non sempre accettati convenzionalmente. È innegabile una grande stanchezza per conciliare famiglia e lavoro: tutto è in salita. La mia vita familiare, la gestione dei figli è compatibile con la vita professionale soltanto grazie al sostegno attivo del padre delle mie figlie, che, per fortuna, accetta di dividere gli sforzi tra la sua vita professionale e la famiglia in termini di parità, accettando quindi il mio impegno professionale a tempo pieno. Credo che la presenza di strumenti di sostegno alla famiglia, come avviene in molte aziende, è di sicuro un grande aiuto. A questo proposito va ricordato che la SISSA ha avviato significative iniziative di sostegno alla genitorialità e che in AREA Science Park è attivo, ormai da qualche anno, l’asilo nido.

Tra i rettori delle 80 università italiane, soltanto quattro sono donne. Dei 469 premi Nobel Scientifici assegnati dal 1901 ad oggi, solo 11 sono “al femminile”. Perché secondo te poche donne arrivano ad occupare posizioni di responsabilità? Quali sono gli ostacoli da rimuovere?
Spesso, in uno scenario maschile, a volte maschilista, pensare di assumere una donna ai vertici e pensare poi di averla come capo, può essere seccante. Confrontarsi con una donna ai vertici è un passo di crescita impegnativo, che richiede un mettersi in discussione e, almeno allo stato attuale, non tutti gli uomini sono disposti a questo confronto. Un modo per rimuovere qualche ostacolo potrebbe essere quello di inserire più donne nelle commissioni giudicatrici, generalmente costituite da uomini. Questo potrebbe garantire maggiore imparzialità nella valutazione.

Oltre alla scienza, che passioni hai?
Nel quotidiano cerco di vivere e sopravvivere come tutte le donne che lavorano. In più però cerco di sforzarmi e ritagliarmi tempo per viaggiare, leggere alle mie figlie, fare vestiti di carnevale e organizzare feste. Il momento in cui riesco a stare con gli amici è il momento in cui maggiormente mi sento “al sicuro”, semplice, rilassata e tranquilla. È un momento rigenerante che mi dà molto.
Il film o libro che ti ha segnato di più e l’ultimo che hai visto/letto?
Mi è piaciuto molto Babel, l’incomunicabilità come elemento saliente. L’ultimo che ho visto Persepolis. L’ultimo libro Pennac “Diario di scuola”.

di Laura Ramacci (tratto da AREA Magazine n° 38)

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