Panopticon: quando la tecnologia permette allo spettatore di partecipare alla costruzione dell’opera d’arte in tempo reale

Panopticon: quando l’espressione artistica diventa espressione sociale
Spazio allestito dal 23 giugno al 1 luglio 2011
Parco Culturale di San Giovanni – Trieste

Immagini, testi, suoni, voce e spazio in una relazione condizionante in cui ogni elemento interagisce ed influisce sull’altro. È “Panopticon”, l’installazione in mostra a Trieste dal 23 giugno al 1 luglio 2011 presso lo Spazio Rosa, nel Parco Culturale di San Giovanni. L’opera proposta dal gruppo Kant machine nasce come sperimentazione creativa all’interno di una cornice più ampia, il progetto nazionale di facilitazione sociale realizzato dal 2006 in tutta Italia con i Circoli di Ascolto organizzativo.Arte e Scienza

Visitando Panopticon, lo spettatore non è confinato in un ruolo di contemplazione passiva, ma invitato a partecipare emotivamente e criticamente in una dimensione immersiva ed esperienziale. Attraverso sistemi di rilevamento acustico e ambientale lo spettatore, compiendo semplici azioni all’interno dello spazio, può partecipare alla costruzione del senso dell’opera in tempo reale. Panopticon è costruito con una struttura modulare che si adatta di volta in volta allo spazio, alle occasioni e alle risorse che trova, creando così una relazione unica con ogni città e con la sua capacità di installare il Panopticon come esperienza viva e vitale di scambio e di riflessione all’interno della comunità sociale.

 “Kant machine è un gruppo di ricerca e ricognizione che, attraverso la riflessione filosofica e la sperimentazione artistica costruisce messaggi, immagini e progetti di sviluppo delle comunità sociali – spiega Alessandro Rinaldi che con Leo Kopacin ha fondato il gruppo – . Il progetto fonde l’esperienza di due soggetti attivi da molti anni in tutta Italia su percorsi di eccellenza: Dof Consulting, gruppo di ricerca sulla facilitazione sociale ed Ezzthetic, studio di produzione visuale e musicale. Il gruppo basa la sua esperienza su percorsi e progetti realizzati in diversi mondi: dalla ricerca scientifica alla sperimentazione artistica, dall’industria alla sanità, dalla pubblica amministrazione alla cooperazione sociale”.Arte e Scienza

L’installazione a Trieste rappresenta un vero e proprio atto di fondazione di un’opera che sarà successivamente portata in altre città italiane ed europee ma che rivendica una paternità triestina. Per questa importante anteprima nazionale Kant machine ha ottenuto la collaborazione del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste, di AREA Science Park e dell’associazione culturale Nadirpro.
Inoltre diverse ed eterogenee realtà di eccellenza di Trieste e del Friuli Venezia Giulia hanno voluto sostenere il progetto in termini di investimento culturale, sociale ed economico: il Consorzio Interland, Wartsila Italia, la cooperativa Itaca di Pordenone e Zidarich, il noto produttore di vini del Carso.

Il “concetto” Panopticon di Kant machine
[Panottico]: ciò che è visibile in ogni sua parte attraverso un unico sguardo.

Il Panopticon è l’edificio progettato nel 1791 dal filosofo e giurista Jeremy Bentham, una visione al contempo di assoluta bellezza e di estrema dominanza. Questo edificio a forma radiocentrica doveva realizzare la visione onnisciente del potere: controllare contemporaneamente i prigionieri di un istituto di detenzione attraverso lo sguardo di un solo guardiano. Alla visione del Panopticon si ispira l’installazione ideata da Kant machine. La costruzione di uno spazio panottico diventa il punto di partenza per evocare la testimonianza immaginaria di due figure capaci di proporre una riflessione radicale e seminale sul tema della libertà e del rapporto tra individuo e istituzione: lo psichiatra Franco Basaglia ed il pensatore Ivan Illich.

Il riconoscimento del valore terapeutico della libertà e la possibilità di costruire e curare attraverso la relazione e non attraverso la detenzione, l’idea di trasmissione del sapere in un contesto conviviale piuttosto che nell’ angusto ambito istituzionale, rendono il pensiero di Basaglia ed Illich di assoluta attualità. Le diverse prospettive si affiancano in ogni angolo dell’installazione. Noi siamo posti esattamente in mezzo, all’interno di un ambiente che ci porta a riflettere sulla nostra percezione immergendoci in un gioco di specchi. Mentre le parole di Basaglia ed Illich e lo sguardo di Bentham si inseguono in un vertiginoso parallelismo, la responsabilità dell’esperienza è tutta nostra, immersi contemporaneamente nella posizione dello spettatore, del guardiano, del convitato, del detenuto, del malato, dell’uomo liberato.

Per ulteriori informazioni:

Kant machine
Alessandro Rinaldi
alessandro.rinaldi@dofcounseling.com
www.kantmachine.com
www.dofcounseling.com
www.ezzthetic.com

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L’arte digitale è realtà: ma come difendere la proprietà intellettuale? (Oracle Italia, AREA)

Salvaguardare e promuovere l’arte digitale: ci pensa il Digital Works Center
L’iniziativa sarà presentata il 15 aprile al Museo Revoltella
nell’ambito di un evento promosso da Oracle Italia

Può un’opera d’arte essere costituita da un algoritmo?
E’ quello che accade nell’arte digitale, ovvero quel tipo di arte che viene generata da un artista attraverso l’uso del computer: schizzo su carta poi trattato con Photoshop, pittura digitale con tavoletta grafica, fotografia digitalizzata e trattata ecc.. L’arte digitale è e una delle principali rappresentazioni creative della società attuale e non manca di interessare investitori e mecenati.

Ma quali conseguenze comporta il trattare opere d’arte completamente smaterializzate?
Chi opera nell’arte digitale ha bisogno di procedure che garantiscano la conservazione di un’opera e la sua corretta fruizione. É inoltre necessario rendere riconoscibile l’opera originale dalle copie abusive per garantirne il valore, tanto simbolico quanto economico.

Per rispondere a questi bisogni è nato DWC – Digital Works Center, gruppo di sviluppo di Innovation Factory, l’incubatore d’impresa di AREA Science Park. DWC sarà uno dei protagonisti di “Collegare, collaborare, condividere. Scenari di innovazione tra Ingegneria e Tecnologia”, la giornata che Oracle Italia organizza per venerdì 15 aprile presso il Museo Revoltella di Trieste.

Si parlerà di tecnologie informatiche per la collaborazione in azienda e tra aziende e di cloud computing, ovvero di quell’insieme di tecnologie informatiche che permettono l’utilizzo condiviso di risorse hardware o software  distribuite. E proprio sotto la chiave della condivisione Digital Works Center illustrerà le caratteristiche salienti di ciò che è oggi l’arte digitale, che sta sempre più ampliando i linguaggi artistici tradizionali della pittura, della scultura, della stampa e della fotografia.

Oracle Corporation
 
Collegare, collaborare, condividere.

Scenari di innovazione tra Ingegneria e Tecnologia.

15 Aprile, 2011   |   Museo Revoltella, Trieste

Save the date!

Comunicare, Collaborare, Condividere:
parole chiave di un appuntamento esclusivo, sintesi della visione illuminata del barone
Revoltella che gia’ nel 1850 fu capace di cogliere il valore strategico della realizzazione del canale di Suez
quale elemento di avvicinamento fra i popoli e formidabile opportunita’ di sviluppo commerciale
per l’economia triestina ma che, nello stesso periodo, fondava il museo che ospiterà l’evento,
consapevole del valore dell’arte quale veicolo di comunicazione della conoscenza e della cultura oltre
che straordinario modo per ampliare gli orizzonti e far crescere gli individui e la societa’
nel suo complesso.

Comunicare, Collaborare, Condividere:
azioni essenziali ma fondamentali in ogni contesto operativo che le nuove tecnologie di
supporto al lavoro collaborativo di Oracle consentono di eseguire in maniera piu’ semplice,
immediata ed efficiente.

Comunicare, Collaborare, Condividere:
percorsi concepiti dal Digital Works Center di Trieste, un centro servizi per l’arte digitale,
che aprira’ ai partecipanti gli orizzonti di questa nuova forma artistica che, dalle tecniche e dai
media digitali, sta sempre più ampliando linguaggi artistici
tradizionali della pittura, della scultura, della stampa
e della fotografia.

Museo Revoltella
15/04/2011
Via Diaz 27, Trieste
 

Registrati ora per questo evento esclusivo.

Agenda
 9:30 – 10:00 Registrazione  – Welcome Coffee
10:00 – 10:15 Collegare, collaborare, condividere, dal Revoltella ad oggi. Scenari di innovazione tra Ingegneria e Tecnologia
10:15 – 11:30 Tecnologie e soluzioni Oracle di supporto al cloud computing e al lavoro collaborativo 
11:30 – 11:45 Pausa
11:45 – 12:15 Spring Firm presenta: “Giulia, un orizzonte piu’ ampio”
12:15 – 12:45 Digital Work Center, servizi per l’arte digitale
13:00 – 14:00 Executive Lunch
14:00 – 15:00 Visita guidata del Museo Revoltella
Hardware and Software Engineered to Work Together
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Le chicche dell’OpenDay di AREA: l’arte e scienza

L’ARTE ALL’OPEN DAY

Si chiama Science Eco Art il concorso artistico organizzato da AREA, con il contributo di Setten Genesio S.p.A., nell’ambito dell’Open Day.
L’iniziativa nasce per promuovere e stimolare la cultura scientifica attraverso l’espressione artistica.

La partecipazione è gratuita ma limitata a 25 artisti.

Ciascun concorrente potrà partecipare con una sola opera.
Due i criteri da rispettare: il tema dell’opera deve essere la scienza al servizio dell’ambiente e le opere devono essere realizzate o eventualmente completate (nel caso di opere avviate prima della manifestazione) nel corso dell’Open Day 2010.

Saranno cinque gli artisti premiati, ai primi tre classificati andrà una somma in  denaro.

> Per informazioni e iscrizioni

“Vetrine d’Autore”: Asta di beneficienza a Trieste

“VETRINE D’AUTORE 2009”
29 novembre 2009 ore 11.00 – Sala Matrimoni del Comune di Trieste

Dopo essere state esposte per due settimane nei negozi del centro e poi nel foyer del Teatro il Rossetti, le opere prodotte dai laboratori artistici dei Centri diurni del servizio socioeducativo comunale sono ora battute all’asta con la finalità di ricavare fondi per finanziare un nuovo progetto di analoga valenza.
In questa seconda edizione dell’iniziativa inaugurata l’anno scorso dall’Assessorato alla Promozione e Protezione Sociale del Comune di Trieste in collaborazione con l’Associazione Commercianti al Dettaglio aderente a Confcommercio, per la realizzazione dei quadri si è scelto come tema conduttore il Flauto Magico mozartiano, che ha colpito la fantasia e potenziato la capacità espressiva delle persone disabili che hanno
partecipato ai laboratori coordinati dall’artista Silvia Della Polla.
Sono stati creati 16 pannelli di indiscutibile fascino e di forte impatto visivo… chi riuscirà ad aggiudicarsi una di queste opere non solo potrà arricchire e impreziosire un ambiente in cui vive, ma contribuirà a rendere possibili altre iniziative come questa, che mirano a promuovere una cultura di conoscenza reciproca e di integrazione fra le diverse realtà cittadine.

Carlo Grilli
Assessore Comune di Trieste

> More info nel catalogo

Come progettere e conservare le nuove “Gioconde digitali”?

All’Area Science Park si lavora su un sistema di identificazione e conservazione delle opere d’arte

La Gioconda, si sa, è un’opera unica.

E ogni sua riproduzione – dipinto o fotografia che sia – non lascia dubbi su quale sia l’originale e quale la copia. In passato l’opera d’arte era tangibile, reale, e poco o nulla duplicabile.

Da quando si è diffusa l’arte digitale, però, sono sorte problematiche nuove che costringono a rivedere concetti quali l’unicità, la conservazione o la fruizione dell’opera da parte del pubblico.
Problemi per cui servono nuove idee e soluzioni.

Su questi binari si muove Prospero, azienda di AREA Science Park specializzata in editoria multimediale, che da un paio d’anni è impegnata nel progetto Oberon: un sistema di identificazione, protezione e conservazione di file che di fatto sono opere d’arte.

«L’uso del computer nell’arte – spiega Serena Mizzan, presidente di Prospero – non garantisce a sufficienza le opere così create. La possibilità di riprodurle all’infinito, diffondendole nel web, toglie loro valore commerciale ed economico: come se invece di una Guernica sola del valore di decine di milioni ce ne fossero centinaia, tutte equivalenti all’originale. Ciascuna varrebbe pochi centesimi».

È importante sottolineare che l’arte digitale non è una Cenerentola rispetto alle “vecchie” tele, solo perché realizzata al computer. Dietro all’opera c’è sempre l’anima di un artista, il cui lavoro va giustamente tutelato.

Oltre all’unicità, c’è un altro problema: la conservazione di un elaborato creato anni fa con sistemi e tecnologie ora diventate obsolete. Pensiamo a un disegno schizzato con i software degli anni Ottanta: è molto probabile che oggi non possa girare su nessuno dei comuni sistemi operativi, e che ciò lo condanni all’oblio.
Che cosa si può fare? Si deve aggiornare il linguaggio per garantire all’opera di rimanere identica anche dopo vent’anni.
«Bisogna capovolgere il tradizionale concetto di restauro - dice Mizzan – modificando l’opera affinché resti se stessa: si cambia il formato, si aggiustano i colori adeguandoli a quelli usati nei programmi odierni, tanto per fare un esempio.
Con Oberon, in due anni di lavoro abbiamo realizzato un percorso che permette di catalogare l’opera; di identificare l’originale in modo univoco, mediante la sigillatura del file che impedisce di accedervi a chiunque non sia il proprietario; e abbiamo definito la modalità di conservazione lavorando sulle caratteristiche che i server devono possedere per scongiurare la distruzione dolosa o colposa dei file.
Ora stiamo ultimando le procedure per garantire il restauro di queste opere ed entro il 2011 saremo pronti a inaugurare un centro di riferimento per l’arte digitale».

I primi frutti di Oberon, che complessivamente costerà circa 300 mila Euro in ricerca e sviluppo, sono già visibili nella “catalogazione partecipata” realizzata in collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia, un archivio moderno di opere digitali visitabile nel sito del Sistema Informativo Regionale del Patrimonio Culturale

da “Il Piccolo”

3 aprile: su il sipario sui 30 anni di AREA

Continua la diretta fotografica da AREA Science Park.

E cresce l’attesa per il 3 aprile: venerdì si alzerà lo sipario sui primi 30 anni del Parco Scientifico di Trieste.

Nel contesto di un forum di alto livello internazionale, chiuso al pubblico e che avrà sede proprio in ARA, i ricercatori del Parco festeggeranno da veri protagonisti la seconda giornata di “Arte & Scienza”.

Scienza,
per la “Mostra multimediale dei prodotti”: una selezione di alcune tecnologie e servizi offerti in questi anni da enti ed aziende del Parco.

Arte,
per l’Esibizione degli “Spiritelli dell’Innovazione”, i metri e metri di arte digitale, la scoperta del “Monumento del Tempo”…

Il legame sarà rappresentato dall’inagurazione del Polo Direzionale e Centro Congressuale di AREA Science Park.

Un evento (dalle 9 alle 10 di mattina circa) a cui sarà interessante partecipare ma ancora più importante sarà prendere consapevolezza che una nuova “aria di AREA” aleggerà d’ora in poi sui campus di Padriciano e Basovizza..

PS per info www.area.trieste.it/inaugurazione

Suoni e profumi della Scienza

 

 

Terminata la prima giornata di “Arte & Scienza” in AREA Science Park.
Le prime sensazioni qui, scritte sulla sabbia.
Poi arriveranno le parole ufficiali.

Preferisco sempre accompagnare l’ufficialità con l’emozione personale.
Soprattutto quando si parla di Arte.

Parole e applausi: i vincitori del Premio. Il nome forse un po’ ermetico “3L 3T” esplode in aula il suo significato: “3L 3T” sei “tu”. Siamo “noi”.

“3L 3T” significa che in qualche modo, a qualche livello (L), i prodotti premiati saranno quelli che in sostanza aiuteranno la società (Territorio, Trieste, Tu) a vivere meglio.

Le chiamano “ricadute sul territorio”. Io le chiamo “invenzioni”, come ai vecchi tempi. Come quel “Archimede Pitagorico” che nei fumetti , magari con fatica, magari per sbaglio, si inventa qualcosa di utile per il Paperino di turno.

Qui ci sono 2.200 ricercatrici e ricercatori: io li chiamo 2.200 donne o uomini. Ogni giorno prendono l’autobus o la macchina, salgono su uno dei punti più alti dell’altopiano e lavorano per ore con passione.
Con quella passione che vive solo in chi ricerca qualcosa: la “ricerca di qualcosa” è poesia, creatività, arte in senso più assoluto.

Ah si, l’Arte..
oggi è stata la vera protagonista.
Piena di autorevolezza, forza, ardore. Con il massimo della leggerezza.

Arte > l’invisibile leggerezza dell’essere.
Hai presente le dive? Non hanno bisogno di gridare per essere ascoltate.
Ne di essere davanti agli occhi, per essere in primo piano.

Per un attimo prima del convegno ci siamo chiesti se organizzare una “passeggiata ufficiale” in mezzo alle statue del Parco.
No!
Sarebbe stato da folli. Non si trattava di una mostra d’arte, ma di un’esposizione di “arte e scienza”.

L’Esposizione era nel Parco. Anzi, l’Esposizione era il Parco.
L’Arte quindi era la Scienza.

Il silenzio delle statue regalava un profumo di umanità antica agli spiriti della scienza.
Anzi, “Messaggeri della Scienza“: il loro messaggio sembra uscire dalla roccia con cui sono fatte: “quello che si costruisce in questi laboratori” – dicono– “prima o poi entrerà nella tua casa o nella tua vita, per farti vivere meglio”.

Suoni e profumi, dicevamo.
Applausi per la Scienza, silenzio per l’Arte.

Non c’è bisogno di guardare in alto per sapere dov’è il cielo.

Arte & Scienza, nemici e amici

Oggi una mia collega era impegnata con le riprese per il nuovo video istituzionale di AREA Science Park.
E’ andata dentro ai laboratori, per filmare i ricercatori al lavoro.
Ma anche per scoprirne vizi, virtù, passioni.

E ancora di più è emerso incantevole il legame fra Arte e Scienza.
Antichi (falsi) nemici, per chi nella sua ingenuità contrapponeva creatività e rigore.

Ebbene.. quanti scienziati oggi hanno espresso la loro passione per qualche forma d’arte?
Tutti, o quasi.

Chi canta, chi dipinge, chi sa tutto sulla scultura medioevale, chi spende ogni mese centinaia di euro per spartiti di violino..

Perché, al di là di tutte le parole che possono venir usate, la scienza è arte.
Perché la Passione la domina.

E l’Arte è scienza.
Perché il Rigore della creatività la eleva.

Lunedì sarà una bella giornata di Arte & Scienza a Trieste.
Io ci sarò: http://www.area.trieste.it/artescienza

Arte e Scienza in AREA Science Park? Anche Leonardo avrebbe approvato!

Perchè?

Perchè per un genio come Leonardo, scienziato ed artista, o, se si preferisce, scienziato-artista, sarebbe sembrata una cosa normale, scontata.

Celebrare il matrimonio fra Arte e Scienza.

Tuttavia nel parcellizzato mondo moderno, dove le specializzazioni rischiano di allontanarci sempre più da una visione d’insieme della realtà e della natura umana, accomunare scienza e arte, cultura umanistica e metodo scientifico, può sembrare a qualcuno un accostamento improbabile o comunque di non facile attuazione nella realtà.

AREA Science Park, dove ricerca e sviluppo tecnologico sono lavoro quotidiano, intende invece nelle prossime settimane proporre, a partire da alcuni appuntamenti in programma, uno stretto connubio tra scienza e arte, con esposizioni a cielo aperto, indoor e performance di artisti e musicisti ad accompagnare importanti appuntamenti in calendario.

Si comincia il 16 marzo con la cerimonia di consegna dei Premio Innovazione 3L 3T, dedicato agli sviluppi tecnologici e di prodotto realizzati nel 2008 da imprese e laboratori del parco scientifico.

> Iscriviti online all’evento

Nell’occasione si potrà ammirare nei viali del Campus di Padriciano l’originale esposizione temporanea di scultura “I messaggeri della Scienza”. Si tratta di 13 imponenti opere in marmo di Carrara e in granito dello scultore Giovanni Borgarello, artista cinquantenne di Torino con al suo attivo opere acquistate in tutto il mondo.

“Arte e scienza hanno molto in comune – spiega l’artista – a cominciare dalla creatività che deve liberarsi dalla cultura e dai vincoli correnti, cercare nuovi percorsi, sbagliare e correggersi, volere la perfezione con la consapevolezza che è un miraggio. Soprattutto, arte e scienza devono essere uno stimolo per idee nuove.

Ma non possono fermarsi alle idee: devono produrre opere concrete che altri possano giudicare, interpretare e superare con risultati migliori. Insomma l’arte come la scienza, per me, è duro lavoro, ma anche soddisfazione condita da un po’ di ironia.”

Infatti, quasi a sottolineare le ultime parole, Borgarello completerà l’esposizione esterna con una seconda “indoor” dal titolo “I lunghi spiritelli dell’innovazione“, allestita nel nuovo complesso direzionale e centro congressi di AREA Science Park da inaugurare il 3 aprile, in concomitanza con l’apertura di un importante convegno internazionale.

Si tratta di una quarantina di opere stilizzate in legno che accompagneranno, quasi come un doppio in chiave artistica, i prodotti e le tecnologie più significativi realizzati nel parco scientifico dalla sua nascita, che verranno esposti nella Mostra dei 30 anni di AREA nell’edificio appena completato.

Sempre in occasione dell’inaugurazione del nuovo complesso direzionale, sarà scoperto un monumento che ricorderà la ricorrenza del trentennale del parco scientifico, realizzato da artisti e artigiani del Friuli Venezia Giulia.

Infine, il 6 giugno, durante l’Open day 2009, la giornata in cui i laboratori di AREA si apriranno al pubblico, le visite saranno accompagnate da performance di musicisti e artisti a sottolineare come arte e scienza vadano a braccetto, quali espressioni elevate della creatività umana.

Oberon: un re per l’Arte Digitale

Si chiama Oberon il progetto che vuole realizzare in Friuli Venezia Giulia un catalogo multimediale degli artisti e delle opere digitali visive. L’iniziativa ha come protagonista Prospero Srl.

Può un’opera d’arte essere costituita da un algoritmo?
E’ quello che accade nell’arte digitale, quella realizzata mediante l’utilizzo del computer. Come viene realizzata?
Facciamo degli esempi: schizzo su carta poi trattato con Photoshop, pittura digitale con tavoletta grafica, fotografia digitalizzata e trattata, ecc..
L’espressione artistica presa in esame (arte digitale visiva e statica) è una categoria ampia, ma ben definita, che individua nell’immagine digitale l’oggetto della sua indagine. Si tratta dunque di opere d’arte che possono spaziare dalla pittura digitale alla fotografia digitale, alla grafica 2D o 3D.
Nell’arte digitale, come in tutte le espressioni artistiche, quello che conta è l’idea che sta alla base della creazione artistica e non tanto lo strumento utilizzato per la sua realizzazione.
Nel caso specifico, il fatto di trovarsi di fronte a opere completamente smaterializzate pone problemi peculiari per quanto concerne la conservazione e il concetto di unicità dell’opera d’arte.

Con riferimento alla conservazione va detto che per garantire la sopravvivenza delle opere non è infatti sufficiente la conservazione del supporto fisico, ma è necessario disporre di informazioni volte a garantirne la leggibilità.
Per quanto concerne il concetto di autenticità/unicità, è importante segnalare che, se la percezione di unicità legata alla manifestazione fisica delle opere d’arte tradizionali è immediata, non lo è allo stesso modo per l’arte digitale. Anche l’opera digitale, in quanto risultato della creazione artistica, è unica e autentica, ma la sua forma tangibile non lo è altrettanto.

Per dare risposta a questi problemi nasce Oberon, progetto di ricerca finalizzato alla definizione, progettazione e realizzazione di un sistema di catalogazione specifico per le opere d’arte digitale visiva e statica.

Strumento della catalogazione sono schede informative, che vedono comparire, a fianco alle classiche voci inventariali (numero, autore, collocazione), voci quali: FILE (nome file, estensione, dimensione); STANDARD DI CREAZIONE E DI FRUIZIONE (ambiente, hardware, software, autore software, versione, compatibilità con altro software); MODALITà DI REALIZZAZIONE (materiale, tecnica, strumentazione, indicazione dell’autore).

Perché questo progetto in Friuli Venezia Giulia e perché questo nome?

“Oberon, il re delle fate, è uno dei protagonisti dell’opera teatrale Sogno di una notte di mezza estate, di William Shakespeare – spiega Serena Mizzan, amministratore di Prospero Srl, società nata nel 1997 per rispondere alle esigenze di comunicazione e divulgazione del Sistema Scientifico di Trieste. Il nome riflette la scelta di richiamarsi alle opere e ai personaggi shakespeariani che caratterizza tutti i nostri prodotti, a partire dal nome dell’azienda stessa. Quanto alla collocazione geografica è importante sapere che la Regione Friuli Venezia Giulia è stata sin dagli anni Cinquanta protagonista nel campo della sperimentazione delle possibilità estetiche del computer. In particolare proprio a Trieste con Edward Zajec, pioniere della computer art, e Matjaz Hmeliak.
In seguito alla rapida evoluzione delle tecnologie informatiche – prosegue Mizzan – i primi artisti regionali scoprirono il digitale negli anni Ottanta, utilizzando quelli che erano i primi Personal Computer in commercio, e continuano tutt’oggi la loro sperimentazione artistica, adeguando nel corso degli anni la loro produzione alla rapida evoluzione tecnologica. Accanto agli artisti considerati tra i pionieri di questa espressione artistica, cresce il numero dei giovani che si esprimono con il digitale. Mentre i primi fondano le basi della loro ricerca artistica nello studio delle possibilità espressive dello strumento informatico, le nuove generazioni utilizzano perlopiù la tecnologia e le tecniche digitali per esprimere, attraverso l’immagine, la propria visione di sé e del mondo.

Fino ad ora sono una quindicina gli artisti nati o residenti in regione che collaborano al nostro progetto, che peraltro è il primo ad occuparsi di catalogazione in relazione alle tecniche artistiche digitali, ma certamente non l’unico ad aver creduto nelle potenzialità di questo particolare tipo di produzione artistica”.

Riferimento / Contact
Serena Mizzan
Prospero Srl
tel. + 39 040 375 5580
serena.mizzan@prospero.it

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