Le nuove regole del marketing nel mondo dell’innovazione [Masterclass con David Meerman Scott]

Oggi ho imparato una cosa:
esiste una app per individuare le toilette più vicine e vedere se sono pulite.
Si chiama “Sitorsquat”.

In realtà, alla MasterClass di David Meerman Scott in Milan,
ho imparato solo questo.

Il resto lo sapevo già: che i social sono come una festa (per me erano una pizzeria di Pinuccio), che i contenuti sono fondamentali, che il web è fondamentale per l’aspetto relazionale ecc. Chi fa web marketing, queste cose o le sa o è un pessimo professionista.

Ma, alle lezioni come queste, non si viene per imparare.
Alle lezioni come queste, si deve assorbire.
Assorbire spunti per farli fruttare in futuro.
Il punto è che noi conosciamo alcune“grandi verità”
ma non sempre le applichiamo tutte alla “vita digitale”.
Come se, idiozia, la vita digitale fosse diversa da quella reale.

Vi presento 3 spunti interessanti:

1) On the web you are what you publish.
Si, ok David, lo so: l’importanza di contenuti freschi, attraenti, blablabla.
Ma David ci ha segnalato alcuni esempi molto utili, riportando analisi e dati e sottolineando alcuni aspetti non proprio banali.
Ecco una prima “grande verità”: “Se tua mamma pensa che una cosa che fai sui #socialmedia é sbagliata, quasi sicuramente lo è”. Guardate che non è una banalità: pensate agli epicfail di varie aziende o al fenomeno dei  “vip digitali”. Penserò bene a questo spunto, secondo me escono applicazioni strategiche interessanti.

2) L’importanza del Newsjacking.
La parola del giorno: ossia un’azione (o meglio una strategia d’azione) che sfrutta “l’attenzione degli utenti su un determinato argomento o fenomeno (sociale, meteorologico ecc..) di rilevanza per trarne vantaggi per la propria attività o il proprio brand”. (alcuni esempi qui)
Mi riprometto di studiare alcuni spunti che ci ha dato David e alcuni casi di successo: se integrata all’interno di una strategia web intelligente, può diventare un’attività a costo zero e a ROI elevato anche per una startup.

3) La necessità del Real Time Marketing.
Qui la “grande verità” applicata al web è: “il bene è nemico dell’ottimo”.
Ci sono libri e post che parlano di come il “Marketing dell’istante” sia il futuro, anzi il presente: ma David ci pone le cose in un modo tale che per la prima volta interiorizzo la questione: “Spesso gli uomini di marketing decidono cosa fare sulla base dell’analisi di un mole infinta di dati… sul passato. Invece dovete pensare al presente”.
E fra casi noti e meno noti (mitico quello dei biscotti durante il blackout al Super Bowl) mi ritorna in mente quando, appena arrivato in AREA Science Park 10 anni fa, il capo mi chiedeva una cosa e io volevo farla così bene che gliela consegnavo troppo tardi. “Cogli l’attimo, Gabriele, il bene è nemico dell’ottimo”.
Ossia, care aziende: non importa se l’applicazione dell’idea è in progress, l’importante è agire subito, esser flessibili, agili!

Si fa presto a dire agili, quando magari una startup ha 2-3 poveri startuppari che si devono arrabbattare a fare 2.000 cose al giorno: come si fa?” chiede uno dalla platea.
E David ricorda il caso di quella dentista che, da sola, ha avuto l’idea giusta. “Non è tanto una qustione di tempo – dice – spesso è una questione di approccio e mentalità”, dice David. Son d’accordo.

Quindi?
Quindi ora chiudo il PC e passo le prossime 5 ore di treno fino a Trieste assieme a numerosi spunti da elaborare e nuove idee su come applicare il web al mondo dell’innovazione e startup. (e assieme alla Settimana Enigmistica) ;)

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Altri spunti interessantissimi pubblicati in questo post da Digital Marketing Lab
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Social Business: come le aziende devono utilizzare i social media per non sprecare tempo e denaro

Di solito mi guardano male:
su Facebook ho 4.000 amici, il mio ente (AREA Science Park) solo 600 fan. Su Twitter: io 2.000 follower, AREA solo 600. “Ma che socialcosomanager sei?

Sono poche, umilmente, le cose che ho imparato (e di cui son convinto) in questa giungla del socialmediamarketing.
Alcune le ho scoperte sul campo. Le altre.. ad un evento (strano, eh, che un evento sui socialmedia sia così utile?)

La prima verità è che i social media non sono uno strumento di comunicazione.
La seconda è che i socialmedia sono lo specchio dell’anima (aziendale).
La terza, corollario della seconda, è che usare i social media all’esterno – senza averli prima “applicati” all’interno – non è ne efficace ne efficiente.
(Usarli senza una strategia, poi, non lo prendo nemmeno in considerazione).

Quei 600 fan e 600 followers di AREA sono il frutto della loro spontanea adesione.
Soprattutto in un ente di ricerca come il nostro, infatti, non ha senso “utilizzare e promuovere i social media all’esterno”, se prima non abbiamo strutturato (ci stiamo lavorando) le esigenze interne e le caratteristiche del nostro “ecosistema”.

Risulta fondamentale infatti mettere in campo strategie, tecnologie e processi per coinvolgere sistematicamente tutti  gli stakeholder (interni all’ente, interni al Parco Scientifico, fornitori, imprese, ricercatori, …) nella massimizzazione del valore scambiato. Infatti:

  • non esiste più una separazione tra  il “dentro e fuori” dell’azienda;
  • il ruolo di “co-decisore” non appartiene più ai soli manager, ma neanche ai soli clienti (come sostiene il Social CRM);
  • non si parla più di “comunicazione”, ma di coinvolgimento.

I benefici?
Tanti e tutti concretamente legati al business e alla competitività (miglioramento delle performance di business, contenimento dei costi aziendali, ..).

Ma attenzione: non esiste nessuna possibilità di successo se l’azienda non sa (o non vuole):

  • mettere al centro la persona
  • ascoltare
  • rispondere.
  • imparare ed evolvere

(leggi qui)

Tutto questo pone (DEVE porre) profonde riflessioni, sia fra gli addetti ai lavori sia – spero – nella piccola azienda che decide di “aprire una fanpage su Facebook”, sperando di risolvere i propri problemi di business.

Edizione 2011 - Social Business Forum

Edizione 2011 - Social Business Forum

Per fortuna, quell’evento di cui parlavo all’inizio del post è fra poco..
io (e altre centinaia di persone) ci confronteremo con casi reali di successo dove i “socialmedia” diventano approccio metodologico (e non strumento online) per creare vero “valore e business in azienda”.


Ci vediamo a Milano il 4-5 giugno al Social Business Forum?

Dai che facciamo un bel gruppetto quest’anno!
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[Quelli dell’hashtag] Innovazione e Twitter: spunti di posizionamento sui socialmedia

Piccolo e interessante “caso” ieri su Twitter. Alcuni miei “amici di innovazione” hanno organizzato un evento molto interessante e sono finiti in TT per qualche ora (per i non esperti: sono diventati uno dei temi più trattati di tutta Twitter in Italia). Non cito i nomi perché questo post non vuole parlare in nessun modo di loro. Ma estendere le micro-riflessioni emerse nel post-evento a tutti gli eventi di innovazione che – ne sono sicuro – nel 2012 utilizzeranno sempre di più questo e altri socialmedia.

Facciamo uno sforzo di immaginazione.
Immaginiamo questo scenario: organizzo un evento molto interessante dedicato al #temaX. Lo organizzo nel mio ente, che chiameremo #enteY. L’argomento è molto interessante e i partecipanti (online e sul live twitting) molto esperti della tematica (e molto noti nel mondo web, e non solo).

La fredda cronaca della “partita”: il primo tempo
In qualche modo, decidiamo che l’hashtag ufficiale diventa #enteY.
È una strategia interessante: tutti quelli che parleranno del #temaX, al nostro convegno, useranno l’hashtag ufficiale #enteY.
Insomma, parleranno di “noi”.
Bene, fischio d’inizio: la partita si fa subito calda ed entro le 19 l’hashtag entra nei TT.  TOP!

Le pagelle del primo tempo
Vantaggio: aumento di notorietà dell’#enteY.
Svantaggio: chi vuole conoscere l’#enteY (o semplicemente chi clicca sul tag per capirne di più) si trova davanti una lista di tweet che invece parlano del… #temaX. Non parlano delle attività dell’#enteY, insomma.


Il secondo tempo
Dopo le 19, le 2 squadre si esaltano grazie al bel gioco dimostrato e molti giocatori dichiarano – vedendo le prime avvisaglie di spam sul tag ufficiale – “abbiamo iniziato a giocare con l’hashtag”. Quindi, con #enteY vengono “etichettate” tutte le vicende serali, fra cena e dopocena, cibo e brindisi inclusi. 

Le pagelle del secondo tempo
Vantaggio: #enteY scala la classifica dei TT.
Svantaggio: aumenta il gap fra il tema trattato nei tweet e il tema implicito nel tag ufficiale #enteY.


I tempi supplementari

Ovvio: scalando la classifica dei TT, inizia lo SPAM internazionale. Ossia, utenti fake (finti insomma) usano il nostro amato hashtag (#enteY) per postare foto di donnine o simili.

Le pagelle?
Vantaggio: #enteY diventa il primo in classifica fra i TT
Svantaggio: beh, basta leggere un tweet di uno dei partecipanti al social game serale “ah, quindi #enteY e forzagnocca sono la stessa cosa”.

I COMMENTI DEL BAR-SPORT
Ora, dopo la fredda cronaca, i “commenti da bar” (tali vogliono essere questi spunti a caldo, su cui vorrò sicuramente riflettere con calma).
Il punto è:

 Quando organizziamo un convegno legato ai temi dell’innovazione (nei diversi settori), quale strategia di hashtag dobbiamo scegliere?

La risposta (questo post non può esaurirla) è “Dipende” :-)

Diciamo però che abbiamo 3 alternative principali:
a) aumento notorietà dell’ente > #enteY (es: #MITBoston)
b) focus sul contenuto > #temaX (es: #fooddesign)
c) focus sul nome del convegno o del progetto > #twitconvegnoZ (es: #workingcapital)
Soffermiamoci, visto il caso di ieri, sulla prima strategia.

Primo spunto: andare nei TT può essere l’unico obiettivo?
Vabbè, neanche mi soffermo sul perché e percome. Andiamo avanti.

 Secondo spunto: se andiamo nei TT, abbiamo previsto una strategia di breve periodo?
Andare nei TT con l’hashtagh #enteX, pone tre problemi/opportunità:

  • Problema di Immagine: cliccare su #enteY e trovarsi tweet su brindisi (o peggio sulle donnine). Non ci si può far niente.
  • Problema di Notorietà: il concetto di notorietà, soprattutto in un socialmedia, è legato alla profilazione del target, anche in una cosidetta “strategia diffusa”
  • Problema di posizionamento: il più grave, in prospettiva. Chi cerca di capire qualcosa dell’#enteY, si trova (se gli va bene, quindi entro le 19) messaggi sul #temaX. Chi è interessato al #temaX, difficilmente accede in maniera privilegiata ai tweets che in realtà parlano di quella tematica.

Una strategia di breve periodo ricalibra la social-comunicazione e gestisce questi aspetti, ricavandone delle opportunità.
Ovviamente, è da prevedere PRIMA dell’evento.

Terzo punto: se andiamo nei TT, abbiamo previsto una strategia di medio periodo?
Dopo aver gestito il breve periodo alla grande, ci troviamo una serie di utenti che hanno in qualche modo “approcciato” il nostro #enteX.
Abbiamo sicuramente definito PRIMA una strategia per:

  • Ascolto: quale occasione migliore per analizzare le loro esigenze, richieste, ..?
  • Dialogo: quale miglior occasione per iniziare a parlare CON loro?
  • Engagement: quale miglior occasione per coinvongerli nelle nostre interessanti opportunità?

Una strategia di medio periodo serve a non disperdere gli aspetti positivi dell’aumento di notorietà, a ricalibrare gli obietti di comnunicazione e a migliorare la profilazione del target (banalmente: dinstinguere quelli interessati alle attività dell’Ente da quelli interessati al tema trattato al convegno, è fondamentale per  future  strategie di comunicazione efficace).

Infine: un’ulteriore nota positiva.
Il fatto che per qualche ora temi interessati ed enti interessanti vadano in cima alla lista di Twitter significa che ci potrà essere sempre più spazio nel socialmediamarketing per promuovere al meglio eventi e iniziative legate al mondo dell’innovazione. Bravi tutti!

Social Media & Innovazione? Evviva Facebook che ci togli gli aggiornamenti alle pagine e le importazioni dal blog!

“Attualmente stai importando contenuti dal tuo sito e blog come Note di FB. Dal 22 novembre non sarà più possibile, ma potrai continuare a scrivere note. Il modo migliore per condividere contenuti dal tuo sito è pubblicare link sul tuo profilo”

Oggi su Facebook a molti di noi è apparso un annuncio come questo.
Panico e/o fastidio.
Come quando, poco tempo fa, Facebook ha tolto la possibilità di inviare aggiornamenti dalle fanpage.
Vilipendio alla nazione. “E mo’ come faccio?”

Sapete una cosa? W Facebook!

Se stai usando un social media per fare promozione,
stai comunicando qualcosa (ma poi.. cosa significa “comunicare?”)
in un contesto un po’ diverso da quello che molti tuttora immaginano.

Il quadretto è romanticamente semplice:
- Invenzione della radio –> aumento ascoltatori –> percezione di una massa di “potenziali clienti” –> pubblicità di massa.
- Invenzione della TV –> aumento telespettatori –> percezione di una massa di “potenziali clienti” (Ah, silvio silvio) –> Pubblicità di massa.
- E repete: invenzione di piattaforme 2.0 –> nascita dei social network –> aumento utenti
–> tadaaaaan: percezione di una massa di potenziali clienti.

Sbagliato.
Lo ripeto (e non solo il solo, ovviamente):
l’utilizzo di massa dei socialmedia non ti autorizza a pensare che siano un canale di comunicazione di massa.
Anzi, se vogliamo dirla tutta, non sono proprio un canale.

La pubblicità in TV è un canale. Le affissioni sono un canale.
Qui invece non funziona il classico schema “Emittente > Canale > Destinatario”.
Teoricamente, se dobbiamo individuare un canale, esso è proprio rappresentato dal Destinatario.

Perché “People Connect With People, not Businesses”.
Insomma, nei social media il “content is the king” ma “You are the Queen”

In un contesto dove la Relazione e l’ascolto sono fondamentali, qualsiasi forma di comunicazione di massa è da vietare.
Per un semplice motivo: è inefficiente e crea rumore.

Certo: era comodissimo inviare a tutti i fan della nostra pagina Facebook una bella spammata promozionale.
Oh, era anche fantastico importare automaticamente i post del blog.

Ma quanto era utile? O meglio:
quanto potrebbe essere più efficiente se lo stesso messaggio lo “trasmettiamo” come “social media comanda”?.

Cioè: con la dovuta cura al contenuto e soprattutto al target,
con pazienza, impegno, costanza, ascolto, relazioni e…. passaparola!
E tempo, tanto tempo! Ahimè!

IL “Passaparola mirato” è il metodo migliore per fare promozione nei socialcosi: no importazioni automatiche, no aggiornamenti spammatori a tutto il mondo, no no no! Bensì messaggi che devono esser visti come “utili consigli” da chi li riceve.
Come quando un tuo amico ti consiglia un nuovo ristorante.

Ormai, la storiella la sanno anche tutti i miei colleghi.
Basta (più o meno) che ti immagini durante un trasloco in un nuovo paese. In centro c’è un baretto molto frequentato.
E tu, tu, appena arrivato con il tuo amico Pinuccio e la nuova pizzeria appena aperta in periferia, ti sogneresti mica di entrare in bar e rompere le scatole a tutti, vero?


No. Non lo faresti mai.

E allora perché ti scandalizzi se non puoi più inviare un messaggio unico a tutti i tuoi fan di Feisbùk?

Insomma: in (social) mediA stat virtus! ;)

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Innovazione e Nuovi Media: il caso Instagram (e il primo InstaMeet nazionale a Milano il 24/09)

Mesi fa, durante i miei solito “balletti” su Twitter, mi imbatto in una foto vintage di H-FARM, il Venture Incubator di Treviso.
E, da subito, scatta l’amore a prima vista con Instagram, l’app che consente di scattare e condividere foto con effetti vintage. (leggi qui)

In quel periodo tenevo d’occhio varie applicazioni simili, ma Instagram ha qualcosa in più:
non è solo un sistema di condivisione di foto “invecchiate” (come dice mia mamma).
Ma un modo per rendere emozionanti istanti di vita, dettagli dello Spazio e momenti nel Tempo.

Ho iniziato a tenere d’occhio anche H-FARM:
può una realtà che si occupa di innovazione utilizzare Instagram nel suo piano di comunicazione?

La risposta è SI.
E SI è stata anche per AREA Science Park: rappresenta un modo “emozionale” per far entrare gli “utenti” nella vita di tutti i giorni del Parco  (le mitiche mucche alla mia finestra sono diventate un must) > Guarda alcune foto.

Da lì il passaggio mentale… se promuove AREA, perchè non promuovere anche Trieste?
Ed è nato IgersTrieste: una community che usa questa app per promuovere le bellezze (nasconte o meno) della città.

E come Trieste, ci sono decine di gruppi locali in varie città italiane: e saranno centinaia gli appassionati che si incontreranno a Milano il 24 settembre al primo InstaMeet italiano! (more info)

> Iscriviti all’evento cliccando qui

> Pagina su Follogram

Un nome, una garanzia: il libro sui “social” che diventa “social”!

Questa ve la devo raccontare.
Uso il “femminile” perché non vi parlerò del libro, ma della storia nata “attorno”.

Qualche mese fa, ho avuto modo di leggere un libro sui social network.
È già questo è un evento: non leggo mai parole “inchiostrate su carta” relative a fenomeni così mutevoli, dinamici e fuori (ne sono sicuro) dalla nostra attuale comprensione più completa.

Ma di questo libro – sfogliando solo l’indice – mi aveva colpito l’approccio metodologico: tanto che l’avevo inserito nel posto “dedicato al prossimo libro da leggere”: sul comodino, insomma.

Sono passate settimane (e quindi l’inchiostro si sarebbe dovuto ancora di più “inchiostrare”) senza che riuscissi a leggerlo.
Ma per fortuna santa Trenitalia (credo l’azienda italiana più denigrata sui social network..) si è inventata per me l’occasione più feconda:
un viaggio di 8 ore da Roma a Trieste, prima classe, senza nemmeno una presa di corrente.

Bene, quel libro l’ho terminato in quell’unico viaggio.
Ma, dicevo, non siamo qui a.. parlare del libro.

Da quel viaggio in treno son passati 3 mesi circa.
Bene: non l’ho più visto, quel libro. Non ricordo nemmeno chi ce l’abbia ora.

Avete presente la frase di Inzaghiana memoria: “al posto giusto, al momento giusto”?
Beh, tornato in ufficio il giorno dopo, ho fatto ordine nella mia borsa (miracolo!), riponendo per un attimo quel libro sulla scrivana.

Perché “al momento giusto”?
Piccola doverosa parentesi: dopo il “famoso” post su Pinuccio e il “siamo tutti esperti di social cosi”, il “beato te che cazzeggi su FB” è diminuito :)
Anche la classica fase successiva – il “wow, questi socialcosi sono magici” – è durata assai poco:
ora nei miei colleghi vedo un ottimo equilibrio fra voglia di conoscere le basi dei socialcosi e consapevolezza che siano “solo” un “media” che deve essere integrato strategicamente agli altri per ottimizzare la comunicazione (vabbè, discorso lungo, lasciamolo così)..

Quel libro appoggiato alla scrivania è diventato una preda:
sia per chi ha bisogno di una base metodologica e di conoscenza. Sia per chi – già ferrato sulla materia -  trova utile migliorare il suo approccio strategico, anche grazie ad esempi, rimandi e case history.

Cosa è successo da quel giorno di 3 mesi fa?
Lo sintetizzo in alcune frasi di colleghi: .. “posso prendertelo io?” “no, ero prima io” “beh, leggiamolo e poi ne parliamo, dai.” “Ok, magari ci prendiamo un caffè tutti insieme per parlare e poi. ” .. “ e se pensassimo ad una strategia condivisa che..”

Marco Massarotto lo conosco, di persona:  gli avevo promesso critiche mirate e puntuali, #sapevatelo.
Già appena terminato il libro, avevo il tremendo sospetto di non potergliene fare.

Il fatto di non vedere quel libro da 3 mesi, ha trasformato il sospetto in prova indiziaria.
Se penso, infine, al “social networking” nato tra colleghi che parlano di social network grazie ad un libro sui social network.. beh, tutto questo diventa una prova definitiva:
Marco ha scritto uno dei pochi libri sul tema che consiglierei (e consiglio) a tutti.

> Buona lettura

PS colgo l’occasione per.. ehi, mi ritornate il libro? ;)
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Una mamma “social” che connette ogni giorno 15.000 persone: il Social Business d UniCredit raccontato da Stefania Todisco

Stefania lavora in UniCredit, dove sta realizzando un progetto molto interessante, che presenterà al Social Business Forum a Milano (Informazioni e registrazione online).
Abbiamo bussato alla sua porta per rubare qualche segreto in anteprima, prima di poterla ascoltarla il prossimo 8 giugno.


Ciao! Prima di tutto.. chi è veramente Stefania?

Una mamma di due bambini di 7 e 10 anni.
Sono part-time e quindi specializzata in acrobazie e salti mortali per far quadrare tutto nelle 24 ore giornaliere. Amo ascoltare le persone, sono affascinata da quanto possiamo essere diversi. Credo sia per questo che nel mio percorso professionale, piano piano, mi sono fatta strada fino a raggiungere il social: per i colleghi si tratta di una grande occasione di esprimersi in prima persona, per l’azienda un’opportunità unica di ascolto.
 

Mi hai dato un ottimo assist: stamattina ho avuto una breve riunione con il Direttore del Personale di un Ente. Ad un certo punto, esclamo: “Beh, possiamo raccogliere i feedback dei dipendenti anche sui social network”. “Certo, ma l’unico feedback che potrei ricevere è individuare chi perde tempo invece di lavorare”.  Dove (e se) sbaglia?

Il tema è scuramente caldissimo: i social network richiamano prevalentemente un’attività ludica. In UniCredit stiamo cercando di usare tutte le potenzialità del social, realizzando un Corporate Social Network interno, professionale in tutto e per tutto. Il nostro approccio punta a valorizzare i colleghi in tutti gli aspetti professionali e personali: diamo loro la massima libertà, li concepiamo a 360°, come “Persone”. Possono quindi caricare documenti di lavoro ma anche aggiornare il loro status o commentare l’ultimo concerto ecc. Si tratta di attività positive per la in nostro Gruppo perché creano valore.


“Valore”? Mhhh.. puoi farmi un esempio? Ma proprio terra terra :)

Beh, quando ho una riunione per un nuovo progetto con un collega che non conosco, vado a sbirciare sul suo profilo e scopro le competenze trasversali o le attitudini personali. Banale dire che “le aziende sono fatte di persone e relazioni”: ma è così e bisogna valorizzarlo. Uno dei nostri obiettivi è velocizzare e migliorare gli approcci relazionali: questo di per sé porta a ottimizzare tempi e produttività. Ed è questo il principale obiettivo di OneNet..


.. che immagino sia il nome del vostro Corporate Social Network :) Piccola provocazione: sarebbe utile anche se la vostra azienda avesse 10  dipendenti? O basterebbero 2 telefonate in più?

Beh, sicuramente i numeri aiutano a far sì che vi sia più interazione. Ma io credo che in una PMI il Social Business sia fondamentale per rafforzare la permeabilità della knowledge base, elemento critico per le piccole aziende. Quante volte l’addio di un collega che deteneva una data conoscenza, mette in crisi una piccola impresa?

 
Verissimo! Ma torniamo a voi: anche nel vostro caso le principali resistenze erano di carattere culturale? Se sì, come le avete vinte?

Molto onestamente: riterrò di averle vinte solo quando saremo riusciti a comunicare in maniera inequivocabile la value proposition della piattaforma di Social Business ad ogni collega in Europa. Ad oggi registro piccole “vittorie” che consentono però di spostare progressivamente in avanti gli obiettivi e di preparare la strada per altre vittorie, in modo che definirei “virale”.
In ogni caso, le barriere culturali – che per noi sono spesso legate non solo a differenze anagrafiche ma anche geografiche – devono essere affrontate con l’ascolto e l’analisi costante dei feedback dei colleghi.
E’ l’unico metodo da avviare: costa molto tempo, ma è un gran investimento.


Andiamo nel dettaglio: cosa c’è di innovativo nel vostro progetto?

Prima cosa, la trasversalità: non abbiamo preso in esame una community di una business line, ci sarebbe mancato il networking esteso, e viceversa.
Ma soprattutto la valorizzazione della spontaneità dei “comportamenti”: per noi era importante progettare una piattaforma in grado di raccogliere, strutturare e infine condividere non solo le competenze specifiche del personale. Ma anche le attitudini, l’umore, le competenze trasversali. Siamo Persone anche quando lavoriamo.


Puoi presentarci dati e numeri sul vostro progetto?

All’inizio abbiamo creato solo 3 community: erano utilizzate da 2.600 colleghi. Oggi abbiamo 30 communities attive ed altre in preparazione, per un totale di circa 15.000 utenti.
L’obiettivo è espanderlo prossimamente a tutto il Gruppo, cioè circa 165.000 dipendenti.
Ovviamente il passaggio da pilot a piattaforma ufficiale è molto delicato: per questo abbiamo sempre avviato strategie coerenti con un eventuale progetto di Gruppo: dalla govarnance agli investimenti, da una tecnologia adeguata ad un team di lavoro da subito multidisciplinare.


E quali sono in questo momento i benefici per i colleghi?
I primi benefici riguardano la loro visibilità, la trasparenza e l’accorciamento delle distanze tra top manager e colleghi.


Cambiamo per un attimo prospettiva: quale poesia, canzone o

Una campagna di UniCredit rivolta ad un’iniziativa di Crowdsourcing

Una campagna di UniCredit rivolta ad un’iniziativa di Crowdsourcing

opera d’arte secondo te può rappresentare il Valore del Social Business?

Difficile a dirsi, una forma d’arte.. forse un graffito su un muro ormai invecchiato! Lo abbiamo usato per una campagna rivolta ad un’iniziativa di Crowdsourcing!


Bella l’idea del graffito! Senti, ti va di darmi un ulteriore motivo per non andare al mare l’8 giugno e venire ad ascoltare la tua esperienza?

Prima di tutto perché è un giorno lavorativo: perché prendere ferie?
Meglio andare a vedere come mai UniCredit presenta a Social Business Forum.. ;)
Ci vediamo l’8 giugno!

Sì, e non vedo l’ora di scoprire i dettagli del Progetto di Stefania. E i segreti degli altri speaker. ;)

Il Social Business non è un fenomeno lontano da imprese e PMI italiane.
Anzi: punta ad ottimizzare il valore, anche economico, dell’ecosistema di un’organizzazione (dipendenti, clienti, partner, fornitori), attivando in modo concreto strategie, tecnologie e processi adeguati per un coinvolgimento sistematico.
A
ccelerare i processi organizzativi, migliorare l’efficienza e incrementare la competitività aziendale sono i principali benefici.
Partecipa al Social Business Forum e scopri casi reali ed esperienze concrete.
> Info e iscrizione online

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Competitività aziendale con il Social Business: intervista a Stefano Vitta, co-fondatore di Bloggers.it

Stefano Vitta sarà uno degli speaker al Social Business Forum dell’8 giugno a Milano (Informazioni e registrazione online).
In questo momento collabora come web strategist con Connexia, agenzia di comunicazione multicanale. E’ inoltre uno dei promotori dell’associazione WOMMI (Word Of Mouth Marketing Italia).
Cerchiamo di carpire da lui qualche spunto prezioso prima di partecipare all’evento.


Ciao Stefano! Volevo sapere.. anzi, iniziamo da qui: chi è veramente Stefano? 

Più passo il tempo in rete, lavorando su progetti sempre diversi, e più ho difficoltà a rispondere a domande del genere.
Lo scenario in cui mi trovo a lavorare è talmente flessibile ed in rapida evoluzione che la sensazione di essere inadeguato per svolgere gli incarichi che mi vengono assegnati è costante. Allo stesso tempo lo stimolo maggiore arriva dalla necessità di dover imparare sempre cose nuove e sperimentarle sul campo.
Mi piace pensare di essere un innovatore ma in realtà cerco solo di tenere il passo con il mondo che cambia


Bene.. allora continuiamo con una provocazione: “il Social Business è efficace, dal punto di vista gestionale ed economico, solo in un’azienda medio-grande”. Che ne pensi?

Sia per le grandi che per le piccole imprese vale un principio fondamentale: aver ben chiaro l’obiettivo che si vuole ottenere  utilizzando strategie di comunicazione e relazione sui social network.
Nel caso di una PMI, in cui le risorse economiche sono limitate, mi concentrerei sulla possibilità di monitoraggio (ascolto) del proprio target di riferimento piuttosto che sulla promozione di prodotti e servizi.
In un secondo momento è possibile svolgere piccoli esperimenti con l’obiettivo di creare una relazione, basata su una serie di interessi comuni, tra l’azienda ed il target con l’obiettivo di far partire una collaborazione reciproca capace di ampliarsi coinvolgendo sempre più utenti. Alle PMI consiglio di sperimentare solo se in grado di comunicare una vera passione in quello che fanno.


A proposito di passione.. quotidianamente assistiamo ad una gara “a chi parla peggio” della società italiana.
Ti va di fare il “cattivo con i cattivi”? Dimmi un aspetto positivo nel rapporto fra imprese e Social Business in Italia.

La mia sensazione è che a parlar male siano spesso quelli che con le grandi aziende non hanno mai lavorato e hanno scarsa conoscenza delle complesse dinamiche che regolano la struttura di una corporation. Errori ne sono stati fatti ma alla fine è solo sbagliando che si impara a gestire uno scenario nuovo come quello del Social Business. Ad oggi il management è molto più competente ed incomincia a comprendere il potenziale dei canali social sia vari fronti in cui può essere applicato.  Nei prossimi anni vedranno la luce diversi progetti di ampio respiro in questo senso.


Ormai lo sanno anche i bambini: il primo cliente di un’azienda sono i suoi dipendenti.

Come è cambiato il rapporto tra un’impresa e il suo personale dopo l’avvento dei Social Media?

Ci sono aziende che hanno una rete di dipendenti tale da far concorrenza a molte fan page di successo.
Riuscire a gestire e veicolare un passaparola positivo anche attraverso i propri dipendenti dovrebbe essere scontato e invece è ancora un aspetto poco preso in considerazione. Per ora la principale preoccupazione è quella di non avere persone che parlino male della propria azienda su Facebook. Il problema è che le aziende non sono ancora organizzate per gestire una relazione bidirezionale al proprio interno. Vige ancora un organigramma piramidale che non può essere applicato alle dinamiche di relazioni “social”. Se la cultura aziendale si focalizza sul divieto di diffondere commenti negativi, invece di analizzare i motivi perché questo succede, la strada da percorrere è ancora lunga.


Bibliografie e sitografie di tutto il mondo sono piene di “segreti per costruire una community di successo”.
Ma quali sono le cose da NON fare in una community interna?

Interne od esterne, le community non si creano ma già esistono in ogni contesto sociale grazie ad un naturale sentimento di aggregazione tra i membri. Si tratta quindi di saperle identificare ed organizzare, fornendo strumenti utili agli utenti e rispettando le loro necessità. Quello che NON bisogna fare è semplicemente cercare di organizzare una community senza esserne un membro effettivo e come tale essere riconosciuto dagli altri membri.


C’è un aspetto del Social Business aziendale che mi incuriosisce molto: la geolocalizzazione.

Ammetto di avere ancora un po’ di confusione sullo sviluppo di questo scenario. Ho letto diverse case histories ma i numeri ancora non mi convincono. Per ora ritengo la geolocalizzazione come un utile strumento per progetti di più ampio respiro.

Arte & Social Business

Arte & Social Business


Cambiamo per un attimo prospettiva.
Quale poesia, canzone o opera d’arte secondo te può rappresentare il Valore del Social Business?

Beh potrei dire la Monnalisa.
Ho lo stesso sorriso ogni volta che leggo il brief di nuovo progetto.
Non so però se si tratta di un effettivo valore tenendo conto che immediatamente mi saltano in mente le potenzialità e allo stesso tempo le complesse criticità da gestire.


Terminiamo con la più classica delle domande:

ci dai un altro motivo per cui vale la pena rinunciare al mare e venire a sentire il tuo speech al Social Business Forum?

Spesso mi sento dire che non sono bravo a promuovere me stesso e quindi questa domanda mi mette in difficoltà.
La posso dribblare dicendo che sono in ottima compagna? 


Certo, ottima risposta! ;) Ci vediamo l’8 giugno, allora.

Il Social Business non è un fenomeno lontano da imprese e PMI italiane.
Anzi: punta ad ottimizzare il valore, anche economico, dell’ecosistema di un’organizzazione (dipendenti, clienti, partner, fornitori), attivando in modo concreto strategie, tecnologie e processi adeguati per un coinvolgimento sistematico.
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Social Media Marketing nel mondo della cosiddetta “innovazione”: spunti e modelli di sviluppo (parte 1)

Bene.
Il mio personale “dramma professionale” ed esistenziale sta crescendo.

Qualcuno di voi forse ricorderà quando parlavo della più completa inutilità del mio lavoro.
In sintesi: mi avevano invitato ad un convegno per parlare (masochisti!) di “comunicazione dell’innovazione in un Parco Scientifico” e io.. beh.. avevo iniziato parlando come un legale!

PREMESSO CHE
- il concetto di quello che dovrebbe essere un Parco Scientifico è sconosciuto ai più;

DATO CHE
-  l’innovazione per me non esiste, è un concetto vuoto e inflazionato;

SI DICHIARA CHE
- comunicare l’innovazione non ha senso.

QUINDI:
- sono inutile.

E mi immaginavo la felicità del mio capo (e la mia successiva disoccupazione) nel vedere quel video.
(deduco che non l’abbia ancora visto hihi! Ma se volete potete vederlo voi :)

Bene. Immaginatevi ora..
Non solo “comunicazione dell’innovazione” ma perfino “social media marketing“.
Ahahah!

Nei prossimi mesi, quindi, dovremmo anche parlarne qui.
Sempre sperando che il mio capo non legga il blog e guardi quel famoso video ;)

Iniziamo con un outing, vero e proprio.
Un amicodiFeisbuk ieri mi chiedeva (copio-incollo senza citare nomi e cognomi, anche se.. ahaha!)
“vabbè, ok, non sarai proprio chissaàchi (scritto così – ndr) ma sei bravino.. secondo me poi bisogna essere un po’ parac… per fare il social media manager.. tu.. al di là di un talento naturale,, sì’ insomma.. ti sei esercitato in qualche modo?”

Detto che bisogna veramente esser parac…, non ha tutti i torti nemmeno sull’esercizio.
Non ci avevo mai pensato, però (quindi lo ringrazio).

Ok, sì,,, non si fa, lo ammetto blablabla andrò all’inferno blablabla sono bruttoecattivo
MA
l’ho fatto.

Beh sì (non sarò l’unico eh, furbacchioni).
A 18 anni esisteva mIRC.
Chi se la ricorda? Era una delle prime chat.
Uno dei primi approcci che ho avuto con il web.
Navigavamo all’università su un ridicolissimo e molto vintage Internet Explorer (non mi ricordo il numero ma..).
E poi andavamo in chat.

Io e il mio amico Simone, però, usavamo lo stesso computer
(per accappararselo, c’era una lotta peggiore di quella per accappararsi la Gazzetta al bar).
Io e il mio amico Simone, però, non ci chiamavamo in chat “gabrieleesimone”.

Ma.. Lucrezia.

E ci divertivamo ad interagire (diciamo così.. ma non immaginatevi chissà quali discorsi, eh!) con i vari Luca, Angelo, Salvatore, …

Ebbene: così come cito molto spesso il mio onorato servizio di pony express (portapizze) durante gli ultimi anni dell’università come elemento assolutamente imprescindibile per lo sviluppo di competenze di gestione del tempo, decision making, Crisis Management (provate voi a trovarvi incastrati nel pantano mentre la Sig.a Cosoli – quella che ti dava 3 euro e dico 3 euro di mancia – aspettava la pizza per il figlio..)

Insomma: come il lavoro di portapizze mi ha aiutato moltissimo a sviluppare determinate competenze fondamentali oggi,
così quei pomeriggi passati in chat siono stati decisivi per formare la capacità di interagire con l’utente.
Quando ha un atteggiamento positivo verso di te, come rispondere.
E come comportarsi quando invece manifesta un atteggiamento negativo o di chiusura
Insomma: quali sono i meccanismi dell’interazione online.

W Lucrezia, quindi!

(Fine Parte 1 – Continua)

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