Ci tengo a riportare l’incipit di un articolo de L’Espresso, che esce in questi giorni. Perchè, meglio di quanto possa fare io, evidenzia alcuni input concreti che un Parco Scientifico può portare allo sviluppo del territorio.
Soprattutto se offre alle aziende insediate e al tessuto imprenditoriale locale una serie di reali servizi, strumenti e competenze per lo sviluppo dell’economia territoriale.
Da L’Espresso – Febbraio 2012
Scommettiamo sui cervelli
Nei poli tecnologici e nelle aziende lavorano 8 ricercatori ogni mille addetti.
Trenta nella sola Trieste.La massima concentrazione nazionale.
Un sistema aperto, che attira scienziati. Merito della geografia. E di antiche scelte
Non tutti i migliori cervelli italiani fuggono all`estero.
Alcuni territori, infatti, la miscela giusta per evitare l`emorragia l`hanno capita, sperimentata e valorizzata. Da anni.
E così, se cerchi uno scienziato, oggi in Friuli Venezia Giulia lo trovi più facilmente che nel resto della Penisola.
Nella regione, infatti, lavorano otto ricercatori ogni mille addetti, percentuale che sale a 30 nella sola città di Trieste.
Un abisso rispetto alla scarsa densità media di 2,9 registrata in Italia, ben superiore anche a quella dell`Unione europea (5,7). I
Il sistema friulano della conoscenza, inoltre, continua ad attirare nuova linfa dall`estero: secondo una recente indagine realizzata dal coordinamento degli enti di ricerca regionali, oltre 13 mila ricercatori e studenti stranieri nel 2010 hanno scelto una delle istituzioni scientifiche del Friuli Venezia Giulia. In perfetta controtendenza rispetto a gran parte del Paese.
I PARCHI HI-TECH.
«Per poter innovare bisogna essere aperti. E la nostra terra, che occupa una posizione di frontiera, lo è, per geografia e vocazione», ragiona Enzo Moi, direttore generale dell`AREA Sscience Park di Trieste, il più importante parco scientifico della regione, che insieme agli altri tre Friuli innovazione a Udine, il Polo tecnologico di Pordenone e Agemont, l`agenzia con sede ad Amaro, in provincia di Udine, che si occupa dello sviluppo economico montano – e al network di 52 enti di ricerca specializzati costituisce l`ossatura scientifica del Friuli Venezia Giulia, regione modello per la ricerca italiana. E non per grazia ricevuta, ma per precise e antiche scelte.
«Le dimensioni del territorio, piuttosto ridotte, aiutano a rendere il sistema più compatto ed efficiente», continua Moi: «Tuttavia, se non fossero state fatte scelte lungimiranti in passato, i risultati non sarebbero gli stessi. Mi riferisco in particolare alla decisione, negli anni Sessanta, di insediare a Trieste l`Ictp, il primo centro di ricerca internazionale di fisica teorica».
Nei parchi scientifici le idee si trasformano in business. E posti di lavoro.
«Abbiamo la funzione di ponte tra mondo della ricerca e imprese, il nostro obiettivo è portare sul mercato i risultati ottenuti nei laboratori», conclude il direttore generale dell`AREA Science Park. Partendo dalla radice, dunque, con una preincubazione o incubazione “di primo miglio” dei progetti.
INNOVAZIONE AND CRISI.
Dopo aver selezionato i gruppi di ricercatori con le idee d`impresa più promettenti, infatti, gli incubatori li accompagnano per un periodo che può durare fino a tre anni, finché non diventano un solido progetto di business.
L`aiuto, tuttavia, non consiste nel finanziamento ma nella fornitura di servizi, supporto e consulenza.
In dirittura d`arrivo, sulla pipeline del parco scientifico triestino, adesso ci sono 15 start up ad alto potenziale tecnologico, mentre altrettante si stanno facendo le ossa negli incubatori di Udine e Pordenone. E molti altri progetti hanno già preso il volo: come ModeFinance, l`agenzia fondata tre anni fa da due giovani ingegneri, Valentino Pediroda e Mattia Cíprian, una start-up nata da Innovation Factory, l`incubatore di aziende di AREAScience Park.
ModeFinance ha sede nel parco scientifico triestino, e finora ha assegnato il rating a circa 70 milioni di società in tutto il mondo: quotate in Borsa e non quotate, analizzate con il metodo More (Multi Objective Rating Evaluation) in base a solidità, punti di forza e debolezza strutturali e finanziari, rischio di fallimento.
«A differenza delle grandi agenzie di rating, ModeFinance si rivolge solo al mondo industriale, non finanziario.
Oggi le aziende possono contare sempre meno sul credito delle banche e devono essere sicure al 100 per cento dell`affidabilità delle imprese con cui hanno a che fare», spiega Pediroda, premiato quest`anno con il Creative Young Entrepreneur Award in Italia: «Sempre più spesso, nell`economia globalizzata, le imprese sono interessate a monitorare interlocutori all`estero in tempo reale, così come le banche internazionali, chiamate a valutare un piano industriale, hanno bisogno di informazioni su eventuali partner fuori dall`Italia».
L`INDUSTRIA AL BIVIO.
E in questa fase di recessione del settore, anche l`industria regionale ha aperto gli occhi sul potenziale produttivo del sistema della conoscenza.
(leggi la fine dell’articolo di EMANUELE COEN E FABIO LEPORE sull’edizione in uscita de L’Espresso.
Nel frattempo, puoi leggere la più imbarazzante conversazione che io abba avuto con un ricercatore)
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