29 anni, Dottorando in Scienze Ambientali presso l’Università Ca’ Foscari, è uno di quei sognatori che hanno capito perfettamente il mondo reale. La sua “creatura” si chiama SOLWA (SOLarWAter), e il prototipo l’ha costruito per la tesi di laurea, all’Università di Padova: un piccolo impianto di depurazione e desalinizzazione dell’a cqua che funziona ad energia solare.
L’Onu ha inserito la sua invenzione tra le dieci migliori idee sostenibili per lo sviluppo dell’umanità e per il progresso del mondo e lui ha appuntamenti dappertutto per presentare la sua invenzione, dalla Bolivia a Dubai, dove si è già scontrato con qualche multinazionale. “Ci sono in gioco interessi non da poco” dice Paolo “se si pensa che attualmente un impianto di desalinizzazione costa tra i 5 e i 6 miliardi di euro, contro i 200 euro della mia serra.” Sono proprio gli aspetti economici e politici, accanto a quelli tecnici, che fanno di SOLWA un progetto ad altissimo potenziale.
Solwa in breve?
E’ una semplicissima serra che permette di trattare acqua salata e acqua inquinata. Attraverso un sistema di evaporazione dell’acqua il vapore viene raccolto e si ricava acqua potabile. In breve, è il ciclo naturale dell’acqua in un sistema chiuso. E’ un progetto fortemente multidisciplinare, che lega competenze chimiche con principi fisici e ingegneristici, mentre l’utilizzo dell’energia solare e la necessità dello studio approfondito sulle condizioni climatiche e ambientali della zona di posizionamento coinvolgono soprattutto l’area di Scienze Ambientali.
Come ti è venuto questo colpo di genio?
Osservando bollire l’acqua della pasta…strano ma vero. La condensa che si forma sul coperchio è acqua potabile, mentre il sale rimane sul fondo.
Il principio non è certo nuovo, era già in parte utilizzato dagli Egizi e il primo impianto di questo tipo è stato creato nel 1879 in Perù. Era un sistema molto semplice, che aveva un’efficienza del 20-30%. La mia idea è l’evoluzione del “cugino” peruviano. Le ricerche attuali hanno fatto grandi passi avanti e, grazie ad alcuni “trucchi” tecnici che derivano da studi fisici e chimici, la sperimentazione che ho fatto si è dimostrata efficiente al 57%, contro il 50% delle altre serre solari attualmente esistenti.
Proprio per questo alto rendimento il progetto è stato considerato interessante sia dalle Nazioni Unite che da IDA, International Desalination Association, e mi hanno chiesto di andare a presentare la mia ricerca nelle loro conferenze in giro per il mondo. Per ora sono stato a Dubai, alle Cayman, e il prossimo anno andrò in Australia.
E in Italia?
In Italia la desalinizzazione dell’acqua è per ora poco considerata. A livello universitario, oltre a Ca’ Foscari, c’è solo Genova che se ne occupa, soprattutto dal punto di vista chimico. A livello internazionale è una grossa pecca, perché è un mercato che sta crescendo esponenzialmente. Nel mondo si producono giornalmente, con la desalinizzazione, 17 milioni di metri cubi di acqua. Il problema è il grossissimo costo energetico dei sistemi esistenti, a osmosi inversa o termici, che utilizzano come fonte energetica gli idrocarburi, come il petrolio.
Punti a favore di Solwa?
Per iniziare: è completamente autonoma. Utilizza solo energie rinnovabili, quindi, se c’è luce, può stare in ogni parte del mondo, in mezzo a un deserto piuttosto che in villaggi isolati, ed è stata pensata per funzionare senza necessità di manutenzione. E’ un modulo praticamente autosufficiente e pronto all’uso, qualità che la differenziano completamente dagli altri sistemi di desalinizzazione, molto complicati dal punto di vista tecnico.
Può essere costruita con materiali di recupero, quindi è molto economica. Si è calcolato che con un tempo di vita attorno ai 20 anni dimezzerebbe già il prezzo dell’acqua potabile.
Qualche svantaggio?
Per il momento, ed è una delle cose su cui sto lavorando, è la vasta superficie di cui ha bisogno. Abbiamo calcolato che in paesi tropicali può produrre 10 litri al giorno per metro quadro. Un impianto di osmosi inversa produce 100 volte tanto, perchè utilizzando idrocarburi si possono concentrare grossi quantitativi di energia su una determinata superficie, aumentandone l’efficienza.
Naturalmente l’ampiezza della serra dipende dalle esigenze. Per esempio in Africa, dove il consumo attuale di acqua è di 2 litri al giorno, per di più di cattiva qualità, con 1 metro quadro di Solwa vivrebbe una famiglia.
Chi ti ha spalancato le porte?
Il concetto è un po’ esagerato, però grazie alle Nazioni Unite, che hanno inserito la mia idea nel “pacchetto” delle migliori idee sostenibili da presentare ai vari governi, mi ha contattato il Ministero dell’ambiente della Bolivia, che ha problemi di inquinamento nelle falde acquifere, si è dimostrato interessato il Marocco e c’è già in programma un intervento in Mozambico. Al momento andremo in Perù dove, grazie ad un accordo con l’Università di Trujillo e con una ONG che si occupa di adozioni a distanza, costruiremo una mini-serra per purificare l’acqua che bevono i bambini ospitati nella struttura.
Sul versante dei finanziamenti?
Per ora ho avuto un finanziamento della Regione Veneto che mi permette di pagarmi i viaggi, ma reperirne altri è un’impresa alquanto complicata, anche se in realtà il mio sistema è molto economico. Ca’ Foscari, dove ho la borsa di studio vinta con il Dottorato, mi offre tutto il supporto culturale e tecnico della facoltà di Scienze, dove sono seguito dal Prof. Gonella, docente di fisica e scienze dei materiali. A breve mi verrà dato uno spazio in Via Torino, nuova sede universitaria, dove potrò costruire il mio prototipo.
Veneto Innovazione probabilmente mi aiuterà per il brevetto, e dopo il brevetto intendiamo creare uno spin-off universitario.
Andrai all’estero?
Sono tentato. Mi hanno già contattato dal Canada e dall’Egitto, e so che anche solo per il mio dottorato di ricerca verrei pagato 4 volte tanto.
La ricerca sulla desalinizzazione è molto più lanciata in altri paesi, anche se l’Italia avrebbe un clima perfetto! Insomma, l’idea è proiettata all’estero e il mercato di riferimento, se riuscirò a commercializzarla, saranno i paesi tropicali. Per il momento resto, e vorrei comunque mantenere una base italiana.
Progetti per il futuro?
Migliorare la mia invenzione e continuare a fare ricerca…ho qualche idea in mente, interessante anche per aziende italiane. Sto già cominciando a sondare il terreno.

Il prototipo di Solwa