La semiotica 3D nella comunicazione dell’innovazione: la Storia del lancio di CalabriaInnova

“Bella la pagina dei numeri MINIMI e MASSIMI attesi.”
Credo sia questo il feedback più frequente dopo il lancio di CalabriaInnova (l’iniziativa che punta a creare uno sviluppo economico nel territorio calabrese, grazie all’accordo fra Regione Calabria, Fincalabra S.p.A. e AREA Science Park)

Di che storia del Gabbiano parliamo?
Nei giorni scorsi, alcuni di voi (tanti, sinceramente), hanno avuto la pazienza di leggere una storia ir-reale su un caso (stavolta) reale di innovazione. (l’accordo di cui sopra, ovviamente).

Tutto è partito da un post su Twitter. E da un piccolo “dramma comunicativo personale”:
un’imprenditrice, triestina, che abita a 10 km dal mio ente (AREA Science Park), non sapeva che noi “lavoriamo anche in altre regioni”. L’ulteriore (e maggiore) “problemino” è che non sapeva che “lavorare” per noi significa “ah, aiutate noi imprenditori?”. Ehm, lo facciamo da 15 anni. (per fortuna è un caso isolato ma..)

Contenitore e contenuto: il fallimento di una semiotica bidimensionale.
“Sviluppiamo metodologie per la competitività del tessuto imprenditoriale e per il sostegno all’innovazione grazie al raccordo con l’offerta di know-how della ricerca”.
Questa frase è perfetta.
Contenitore (le parole scelte ecc ecc) corretto. Contenuto (significato)corretto.
Ma, per varie ragioni socio-linguistico, la relazione fra questi 2 concetti nel mondo dell’innovazione, non è sufficiente.

Ci vuole, in sostanza, una terza dimensione: non ho le competenze per darne una definizione, ma il suo scopo deve esser quello di decodificare un messaggio che non passa più da mittente a destinatario. Ma che viene diffuso a una rete di attori completamente diversi l’uno dall’altro. Che – per inciso – sono assolutamente attivi nel ridefinire quel messaggio.
In parole semplice: noi del mondo dell’innovazione ci parliamo addosso. Ma non arriviamo ai primi beneficiari dei nostri messaggi: imprenditori e ricercatori.

Spiegamoci meglio: qual è il codice della nostra Storia?

Il fatto che la Storia di Sana e Reale Innovazione abbia fatto registrare – come dicono i bravi presentatori – il record di accessi al blog non significa nulla. O almeno non significa che sia stata capita.
Il codice usato – quello relativo al senso dell’udito – voleva rappresentare i 5 step di un accordo di innovazione fra 2 o più istituzioni pubbliche. Vediamoli:

1) il rumore dell’innovazione
Il messaggio era semplice: oggi come oggi parlare di innovazione è una moda. Ma tutto il “chiacchiericcio e i ricchi premi e cotillons” non deve limitare il supporto strutturale che “qualcuno” sta dando, spesso con poche risorse, all’ecosistema. Ma è anche vero, anche se scomodo da dire, che questo “rumore” non è solo negativo: aumenta la sensibilità di tutti e li avvicina al mondo dell’innovazione. Perfino mia mamma. (leggi qui)

2) Il fruscio dell’elica
Innovare non significa produrre qualcosa di nuovo. O meglio: l’innovazione non è il risultato dell’azione di una sola persona o azienda. L’elica rappresenta la sincronia che ci deve essere tra i 3 “ingranaggi” di un sistema: il mondo della ricerca (chi PRODUCE una “invenzione”), tessuto imprenditoriale (chi USA l’invenzione e la industrializza) e ENTE PUBBLICO/ GOVERNO (che dovrebbero facilitare il tutto con piani di sviluppo, finanziamenti, normativa..). E se gli ingranaggi funzionano… il topolino corre. (leggi qui)

3) Il sospiro del gabbiano.

Il post più complesso: come rappresentare la dinamica di un territorio (quello calabrese) interessato a “imparare” come sviluppare il proprio sistema socioeconomico. L’immagine scelta è  semplice: il volo di un gabbiano. Perché  -e il gabbiano ce lo insegna – l’Arte dell’Imitazione non significa “copiare” ma assorbire e interiorizzare la bravura del migliore: solo così, alla fine, un gabbiano riesce a sincronizzare in volo mille muscoli e gestire mille correnti.  Un po’ come succede al territorio Calabrese: gli esperti di AREA faranno “provare con mano” le migliori soluzioni per aiutare  un’impresa agli oltre 30  giovani che verranno assunti nel territorio. Come, per altro, succede in basilicata da 2 anni. (Leggi qui)

 4) Il respiro del neonato
Questo messaggio, infine, è altrettanto forte di quello precedente: quando un ente pubblico (solitamente una Regione) “ci chiama a collaborare” nel proprio territorio, l’approccio scelto da noi è quello del “bravo contadino”: colui che lavora dando il meglio (la terra non ti fa mangiare, se non la curi per bene) e soprattutto in silenzio.
Prima si lavora e poi si parla, senza proclami. Ma non per scaramanzia, quanto per senso di grande responsabilità (leggi qui)  http://atominofvg.wordpress.com/2011/11/30/una-storia-di-sana-e-reale-innovazione-il-respiro-del-neonato-quarta-puntata/

5) Il silenzio della Trasparenza.

Ritorniamo all’inizio: “Bella la pagina dei numeri MINIMI e MASSIMI attesi.”
Per comunicare l’innovazione (lo diciamo qui) usiamo sempre il Valore della Trasparenza.

Senza aggiungere altro, e ringraziandovi della pazienza, ecco i risultati MINIMI e MASSIMI che ci attendiamo in Calabria.
Ovviamente, non sono stilati a caso. Ma sono il
frutto di un’esperienza di circa 15 anni nel trasferimento tecnologico.

Descrizione Valore
(min – max)
Imprese visitate 500 – 700
Imprese coinvolte in progetti di innovazione 150 – 200
Collaborazioni imprese-ricerca avviati 40 – 60
% Incremento fatturato delle imprese 5% – 7%
% Incremento occupazione delle imprese 3% – 5%
% Incremento degli investimenti materiali e immateriali 2% – 3%
Numero di nuovi progetti imprenditoriali innovativi 20 – 40
Numero di brevetti depositati 30 – 50

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