La crisi del primo miglio: spunti e risposte

Interessante articolo di Alberto Onetti sulla “crisi del primo miglio”: ossia, sulle difficoltà che il nostro paese incontra nel tradurre l’innovazione e la ricerca in impresa.

Sono perfettamente d’accordo.
Scrivo la mia, che come sapete non è un opinione di un esperto, ma una sensazione assolutamente personale di uno che si occupa di comunicazione (in AREA Science Park a Trieste).
La scrivo perchè noto una perfetta sincronia fra le mancanze di cui parla Alberto e la direzione che stiamo cercando di dare al supporto all’innovazione in AREA.

Alberto Onetti parla giustamente di 2 grosse “mancanze”:
- Un supporto di risorse, competenze ed esperienza nella fase iniziale: (..) un minimo di capitali (non grandi somme, ma quanto necessario per lavorare in modo professionale sulla domanda di brevetto e sul business plan) e mentoring da parte di chi lo ha già fatto.
- casi di successo reali

Da quello che so, AREA ha sperimentato fin dal lontano 1997 metodologie di diffusione dell’innovazione. Ma fino a qualche anno fa, i beneficiari erano da un lato la ricerca, dall’altro la classica PMI. Solo dal 2005 circa, invece, si è focalizzata anche sulle startup.
O meglio – e questo è importante – sul futuro imprenditore.
Molto prima che diventi startup.

La risposta che cerchiamo di dare ai futuri imprenditori ha un nome: “Innovation Factory”.
Per come la vedo io, non è un classico incubatore dove si offrono i classici servizi e la successiva incubazione.
In sintesi:
- il nostro supporto nasce molto PRIMA del “primo miglio“: aiutiamo il futuro imprenditore nella fase iniziale, quella più critica, in cui si rischia di perdere tempo e denaro
- accogliamo e selezioniamo idee di business (ne assistiamo poche in contemporanea, per dar loro il massimo supporto in termini di risorse e tempo), non startup già pre-indirizzate o pre-costituite
- cosa offriamo? Quello che serve, ossia un risposta personalizzata, che riusciamo a dare grazie alle metodologie e competenze sviluppate in AREA negli ultimi 15 anni
- sostanzialmente, le startup chiedono e noi diamo 1) supporto finanziario 2) orientamento al business

Cosa significa “orientamento al business”?
Significa esperti di brevettazione, project manager ed esperti in business plan, ma anche servizio di mentoring con imprenditori di successo esterni (attivo da 2 anni circa), accesso alle migliori competenze di “creazione di business” a livello mondiale  (es: K. Morse, Direttore generale del Centro per l’imprenditorialità del MIT di Boston) ecc…
Stiamo valutando anche alcune collaborazioni con “business angel”: concordo con Alberto sulla loro importanza.

In sostanza: prendiamo il futuro imprenditore e lo prepariamo al mondo del business in modo dedicato e personalizzato, con le migliori competenze esistenti (che siano interne od esterne ad AREA).
Almeno, questo è il nostro obiettivo.
Poi – solo poi – gli facciamo formazione imprenditoriale ecc ecc e lo incubiamo.
In seguito lo supportiamo in tutti i passaggi (anche amministrativi) finchè non diventa impresa.
E poi.. non lo abbandoniamo, anzi poi viene il bello!

Casi di successo?
Beh, molto più difficile avere VERI casi di successo.
Non basta la costituzione di un’impresa, perchè si possa parlare di un caso di successo. 
Il caso di successo è reale quando un’impresa, dopo la sua costituzione, si consolida e rafforza sul mercato.
Altrimenti aiuteremmo solo il mercato ad avere nuovi “imprese fallimentari”.

Ma storie importanti ci sono.
Potrei citare quella di un neolaureato triestino, la cui tesi è diventata prima “idea di business”, poi startup, poi vincitrice come “ startup più innovativa” allo SMAU 2008 ed infine impresa.

Oppure, quella più articolata e tuttora in corso, di alcuni scienziati e ricercatori (un genetista, un esperto alimentare ecc..) con un’idea legata alla nutrigenetica (utilizzare un’analisi genetica per fornire a chiunque un profilo personalizzato per il benessere personale): non avevano tanto bisogno di supporto finanziario ma avevano (e tuttora hanno) necessità di orientare al meglio il proprio business: hanno un prodotto così potenzialmente devastante sul mercato, che il nostro supporto si è da sempre orientato sulla definizione dei modelli di business da seguire.
Perché, come dice Alberto, è questo che manca soprattutto.
Anche qui: sono diventati impresa e il 23 dicembre cominciano a vendere.

Sono casi di successo? No, sono storie di successo. Se lo diventeranno, Alberto sarà tra i primi a saperlo ;)

A parte gli scherzi, credo che nell’ultimo periodo stiano nascendo in Italia numerose iniziative (dal Premio dell’Innovazione, a Working Capital a..): il loro più grande merito è di abbattere la “retorica dell’innovazione”, contribuire a cambiare una mentalità poco orientata al business e creare una forte domanda per incubatori (di primo o ultimo miglio che siano) che dovranno sempre di più specializzarsi sulle effettive esigenze dei futuri imprenditori.

5 Risposte

  1. Interessante questo articolo, ma sono fortemente interessata a : “utilizzare un’analisi genetica per fornire a chiunque un profilo personalizzato per il benessere personale” la trovo un’idea geniale! Sono certa che ci darai le informazioni e i link x seguirla.
    Buon pomeriggio
    Eliana

  2. Certo Eliana, non è una novità: http://atominofvg.wordpress.com/2009/10/15/gazzetta-g-diet/
    Buona lettura e buona giornata

  3. Bella esperienza, stanotte (!) riflettevo sull’assurdità del numero di attori regionali presenti sul tema e sul doppio non sense della localizzazione del tema.
    Sarebbe più utile concentrare le esperienze, e quella di Trieste sembra essere una buona pratica, in modo da esportare sul territorio nazionale maggiori opportunità.
    La relazione innovazione-confini regionali è molto difficile da comprendere (beata ingenuità)

  4. [...] Ma non conoscevo questo “mulo triestino” che nel momento della tesi si è trovato un’idea fra le mani che ora è diventata “business”. «Ottimista e un po’ incosciente» dice di sé Martino, dal sorriso sporadico e con un’aria da pubblicità di sigarette . Ma è chiaro che servono una condotta e una tenacia clinica per arrivare dove oggi è arrivato Martino. Vincitore come miglior startup ai Percorsi dell’innovazione – SMAU 2008, ha realizzato FIVE, un software in grado di trasformare una fotografia o un video sfocati o privi di contrasto, un volto irriconoscibile o una targa illeggibile, in immagini chiare e, soprattutto, utilizzabili come prove in sede giudiziaria. Al software, di cui ha già venduto una trentina di licenze (promuovendosi per ora solo attraverso Internet), si stanno interessando i corpi di polizia di mezzo mondo. Questo grazie anche al supporto a 360° di Innovation Factory, l’iniziativa dedicata al supporto delle idee di business di AREA Science Park: non un semplice incubatore di startup, ma un ambiente che offre soluzioni – maturate anche grazie alla grande esperienza di AREA nella valorizzazione della ricerca e nel trasferimento tecnologico – finalizzare a orientare al meglio il business di una futura startup. (scopri Innovation Factory) [...]

  5. [...] di un’idea si decide il destino di una startup. Non quando è già azienda, o quasi. (continua) Non mi capisci vero? Eppure ti vedo, in questo preciso momento con il tuo cuore che piange per [...]

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