Tossine del mais sotto controllo con un kit rapido prodotto a Trieste

Sviluppato da Tecna in AREA Science Park, ha avuto l’approvazione dell’Istituto Superiore di Sanità e del Consiglio Superiore per la Ricerca in Agricoltura

Fumonisine nel mais.
Sai cosa sono? Probabilmente no, ma rappresentano un serio problema (non solo per i produttori, che  a causa della contaminazione spendono ogni anno una barca di soldi.

Ma soprattutto un problema per la salute di tutti noi.

Non si tratta solo di cancerogenità generica, in riferimento a queste tossine.
Una in particolare, infatti (si chiama fumonisina B1) è stata dichiarata cancerogena dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro di Lione ed il consumo di cereali contaminati è probabilmente associato allo sviluppo di cancro all’esofago nell’uomo.

Se pensiamo poi che l’Italia, con una superficie coltivata di oltre 1.1 milioni di ettari è il secondo produttore europei di mais (pensate che la produzione annua supera i 10 milioni di tonnellate, di cui solo il 20% per uso umano e industriale), arginare il problema è diventato urgente e prioritario.

Del resto l’Unione Europea ha recentemente emanato dei Regolamenti che fissano limiti massimi di fumonisine per poter commercializzare il mais e gli altri cereali, con una soglia per le farine di mais fissata a 1.4-2 mg/kg (o ppm, parti per milione), che diventa più elevata (varie decine di ppm) per i mangimi.

Ma c’è una buona notizia.
In AREA Science Park, il parco scientifico di Trieste, è attiva Tecna, una società di ricerca e sviluppo specializzata in diagnostica alimentare.
Tecna ha messo a punto un innovativo kit rapido e di facile utilizzo che permette di quantificare queste tossine naturali (appartenenti al gruppo delle micotossine) in 20 minuti.

Il kit ha superato il severo vaglio dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e del Consiglio Superiore per la Ricerca in Agricoltura (CRA).

Le condizioni climatiche italiane sono tali da rendere frequente la crescita delle muffa che produce fumonisine ed è quindi necessario controllare rigorosamente i raccolti, misurandone costantemente il grado di contaminazione. Lo sanno bene, in particolare, gli agricoltori della Pianura Padana, dove si concentra oltre il 90% della produzione nazionale.

Con un lavoro durato alcuni anni il CRA e l’ISS hanno studiato la diffusione delle fumonisine e verificato che, anche senza disporre dell’HPLC (metodo di riferimento, lento e costoso), i produttori possono essere messi in condizione di effettuare le necessarie analisi. Il kit Celer FUMO sviluppato nei laboratori di ricerca Tecna ha infatti dimostrato, nel corso di un complesso test interlaboratorio, di rispondere ai necessari requisiti di affidabilità e semplicità d’uso, che lo rendono di facile utilizzo anche per chi non è esperto di test analitici.

I risultati dei test saranno pubblicati dai Quaderni dell’Accademia dei Georgofili.

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