Ci sono momenti, nella vita di una persona,
in cui il “tempo presente” sembra perdere consistenza.
Sono proprio quei momenti in cui paradossalmente acquista valore:
da aggettivo diventa sostantivo, da istante diventa dono.
Ci sono dei momenti, nella vita di una persona,
in cui quello che hai non ti basta più.
Perchè ciò che sai non è più sufficiente a capire chi sei.
Sono proprio quei momenti in cui il passato si siede sulla
bilancia della tua vita e riequilibra il peso delle speranze future.
D’improvviso ti ritrovi a sfogliare
vecchie carte e fotografie di tuo nonno
e ritrovi parti di te che avevi dimenticato
ma che oggi il destino ha colorato di bianco e nero.
La verità è che ti senti un po’ più piccolo,
in quei momenti lì.
Scopri che ti fai bello di molte cose
i cui meriti sono riflessi nello specchio della storia.
Ma è proprio quando diventi piccolo,
piccolo come i pupazzi che abbracciavano la tua mano da bambino
che ritrovi la sensibilità per percepire la grandezza della tua storia.
Un successo non è altro che il frutto
di tante piccole decisioni senza errori.
Tutto questo, nella vita di un uomo, si chiama
maturità. Anzi, qualcosa di più.
E, vi assicuro, viverla provoca emozione.
E’ successo ieri.
Il 16 gennaio 2012 è stata una bella giornata al lavoro.
Per un attimo la catena di montaggio, fatta di ruoli e procedure, si è spezzata.
E dal volto dei colleghi sono emerse d’incanto le facce delle persone.
Persone che lavorano ancora qui
e persone che ci lavoravano anni fa:
300 occhi rivolti, senza bisogna di aprirsi, verso la stessa direzione:
verso la persona che ha creato tutto ciò in ci noi viviamo.
Il primo Presidente di AREA è morto 11 anni fa.
Molti di noi non l’hanno mai conosciuto.
Ieri tutti insieme abbiamo letto il suo libro come fosse un diario prezioso,
abbiamo sbirciato le foto spolverate
rubando ricordi a chi ne aveva in abbondanza
e rinviando per sempre il compito di riportarli in mansarda.
Chi non l’ha conosciuto ha iniziato ad aggrapparsi
alle parole di coloro che avevano condiviso con lui le prime sfide e i primi successi.
Con una invidia emotivamente spiazzante.
Perché tu sei qui,
ti sembra di spaccare il mondo con il tuo lavoro,
snocciolando chilometri su chilometri su autostrade asfaltate.
Trieste, Basilicata, Calabria, mondo.
Poi ieri ti capita di fermare il tempo su un elegante ottantenne,
e realizzi ad un tratto che lui era qui quando si sono formati
i primi sentieri. Altro che autostrada
E ti ritrovi a sostenere col tuo sguardo
la sua camminata incerta verso la prima sedia libera in auditorium.
Ma quando le parole iniziano,
il suo sguardo si accende:
i ricordi abbandonano incuranti il suo corpo su quella sedia.
La memoria si tinge di fierezza e gli occhi bruciano di orgoglio mai sopito.
E’ una botta sui denti, ragazzi.
Proprio a te, che ti sentivi così figo. Ma dove cavolo eri tu?
Provi quasi un senso di disagio per non aver mai toccato con mano
la nostra storia, le mille vite qui dentro,
le mille vite della storia.
Come quella di un tuo collega che conosci benissimo
ma che per la prima volta percepisci nella sua emozione
quando – giovanissimo – fu invitato ad una serata
per festeggiare un insediamento importante.
Riesci a vederlo con chiarezza:
il clima di festa, lui tutto elegante,
il Presidente che ad un tratto invita i suoi collaboratori
a fare un giro in barca di notte.
Vedi il golfo di Trieste e vedi anche la ciurma che sale, festante, sulla barca.
Riesci perfino a sentire il silenzio che precede la frase del Presidente:
“Ciò muli, qua in barca semo tutti uguali: bisogna darse del tu”.
E tu, dopo anni di distanza, percepisci ancora quanto quel privilegio,
quel piccolo “tu” al Presidente, quell’unica volta in quell’unica occasione,
sia stata una delle cose più importanti in anni di lavoro.
Un privilegio che non ha prezzo.
Sapete una cosa?
Non so se “noi giovani” riusciremo mai a provare quella fierezza e quell’orgoglio.
Troppi impegnati a creare e troppo poco a vivere.
Quanto a me.. fino a ieri provavo tristezza nel non aver vissuto gli inizi di AREA.
Da ieri provo rabbia. Non è giusto.
L’unica consolazione è poter assorbire il più possibile quella fierezza
e farvela assaggiare d’ora in poi nei racconti di cosa faremo.
Certo, magra consolazione.
Per cui voglio permettermi di iniziare così:
per un attimo, anche se non ti ho conosciuto,
voglio darti anche io del tu.
Grazie Fulvio.
Ieri è stata una cerimonia molto intima e riservata. Molto umana.
Solo noi e alcuni parenti/ex colleghi.
> Alcune foto dell’evento
> Il comunicato stampa ufficiale

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